Toscana
Inchiesta porto, lo sfogo: «Obbligati all’illegalità»
Parla Francesco Di Manno, operatore del settore del noleggio turistico: per quel pontile di 18 metri in quattro anni mi hanno complicato la vita
VIAREGGIO. «Non ho gestito niente all’ombra di nessuno. Anzi: ero abbastanza perplesso per tutta la situazione in Darsena». Francesco Di Manno, presidente nazionale dell’ “Ainud”, l’associazione dei noleggiatori di barche, racconta la storia che l’ha visto protagonista quando - nel 2004 - ottiene dal Comune la concessione per un pontile da 18 metri nello specchio acqueo delimitato dalla banchina “Maestri d’ascia e calafati”. Pontile poi passato nelle mani della Viareggio porto, nel 2008: «Per qualche anno - prosegue Di Manno - con quel pontile ho fatto una vita complicata». Quando la concessione viene richiesta al Comune - così la storia raccontata in prima persona - era comprensiva di specchio acqueo. Avevo acquistato anche le colonnine per erogare i servizi... Ma la Capitaneria ha presentato un’obiezione ed il pontile è stato spostato di cinque metri. Io ho scoperto solo dopo qualche tempo, però, che allo specchio acqueo non avevo diritto...Avevo il pontile, insomma, ma per ormeggiare dovevo chiedere il permesso alla Capitaneria con le “famose” due marche da bollo».
E non è finita: «Ho presentato domanda, ancora in Comune, per installare le colonnine chiedendo di allacciarmi alla rete di quelle in concessione a Codecasa. Così da poter offrire i servizi alla mia clientela. Mi è stato risposto che sarebbe stato troppo oneroso e complicato. Insomma, le colonnine le ho buttate e non mi è restato altro da fare che accordarmi con lo stesso Codecasa: 3.500 euro l’anno per acqua e luce da destinare a quattro barche». E gli è andata bene - sottolinea Di Manno, ricordando di aver anche lavorato per Codecasa - «visto che, per i numeri che circolavano, quella stessa cifra le altre imbarcazioni le pagavano ciascuna per l’intero anno, solo acqua e luce».
Niente specchio acqueo, niente colonnine e non basta: «Se provavo ad ormeggiare fuori dal pontile perché avevo necessità, non facevo in tempo ad uscire che trovavo il posto occupato. Era una guerra...». Ma perché intraprendere, pur sapendo le difficili condizioni della Darsena viareggina («ti portavano a fare cose che non erano legali», sbotta Di Manno nell’incontro richiesto al “Tirreno” ) l’”avventura del pontile? «Volevo creare un precedente - è la risposta -. Porre un capisaldo per la tipologia di attività che rappresento, la nautica da turismo».
Con la Viareggio porto a caccia di spazi Di Manno imposta un accordo: «In cambio del pontile un posto barca che ho avuto per un anno. Con la promessa che vi sarebbe stata, nell’ambito della riorganizzazione del porto che aveva in mente l’allora presidente Stefano Maestrelli, una visione meno miope nei confronti del settore che rappresento, verso il quale si sarebbe avuto un occhio di riguardo». Poi Maestrelli lascia la presidenza della Viareggio porto, «al suo posto arriva Alessandro Volpe, l’accordo non trova compimento ed io - conclude Di Manno - ricorro contro l’atto di revoca anticipata della concessione. Un ricorso che, però, ho perso...».
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