La manifestazione
Hamburger e patate? «Condanna a morte per il centro città»
PIETRASANTA. «Lo sbarco di un fast food all’interno delle mura cittadine, rappresenterebbe la fine di Pietrasanta». Non usa mezzi termini Enzo Grassi, presidente di Vivo in Centro, l’associazione che...
PIETRASANTA. «Lo sbarco di un fast food all’interno delle mura cittadine, rappresenterebbe la fine di Pietrasanta». Non usa mezzi termini Enzo Grassi, presidente di Vivo in Centro, l’associazione che fa da riferimento ad un centinaio di residenti. «Lo denunciamo da anni, ma inutilmente: la città si è consegnata progressivamente ai ristoranti e ai bar, al rito della Cenatown e degli aperitivi. Per poi ritrovarsi, travolta dalla crisi economica, con gruppi sempre più numerosi di giovanissimi che bevono e fanno rumore fino a tarda notte, spaccando bottiglie, bruciando, come mi è stato riferito di recente, campanelli delle case e cassette postali, insudiciando la città. E tutto questo senza alcun tipo di risposta concreta ed esaustiva in termini di prevenzione e di controllo».
«Ma se dici questo - attacca Grassi - il sindaco Domenico Lombardi si impermalisce, comincia a snocciolare dati su mostre organizzate e presenze agli eventi, nega che ci siano caos e piccoli vandalismi. Ma Lombardi e la sua giunta lo vivono, la notte, il centro storico o ne sentono solamente parlare? La verità è che non esiste ristorante oggi di Pietrasanta, visto il numero delle attività presenti e appunto la crisi economica, che non esiterebbe a vendere di fronte ad un’offerta economica normale. Ed una volta calato il sipario sul fenomeno Cenatown, cosa resterà nel centro storico di Pietrasanta? magari un grande fast food davanti al Duomo, una sala slot - ( ma il regolamento urbanistico, lo vieta, ndr) - distributori automatici di bevande e merendine, e perché no, anche un sexy shop. In tutti questi anni poco o niente è stato fatto per valorizzare le tradizioni e lo status artistico e culturale di Pietrasanta, perché a parte la rassegna della Mondadori e la mostra di Botero, ben poco si ricorda, se non l’invasione di tavolini dei ristoranti lungo le strade cittadine - continua Grassi - la fuga dei residenti, i rumori e la musica fino a tarda notte. E’ assolutamente normale che una catena legata ai fast food voglia investire a Pietrasanta centro: la movida giovanile, principali utenti di hamburger e patatine fritte, si è infatti trasferita fra queste mura, ma nessuno, a palazzo o dintorni, sembra essersene accorto o ha pensato di gestire, in modo oculato, tutto questo. Pietrasanta è, purtroppo, decadente, e molte responsabilità noi residenti le attribuiamo a chi ha male amministrato in questi anni».
Chi, al contrario, è tutto sommato favorevole ad un fast food nel centro cittadino è Alberto Giovannetti, capogruppo di Forza Italia. «Prendiamolo come un segno dei tempi: aprono dovunque, fanno girare l’economia e, soprattutto, sono presenti là dove ci sono tanti giovani. E Pietrasanta, a differenza di quello che sostiene la coppia Lombardi-Mori, è da tempo oramai sede di ritrovo per tanti ragazzini e ragazzine, mentre vedi sempre meno famiglie a giro, in particolare la sera. Ma questo non è un problema, l’importante è lavorare sulla prevenzione e sui controlli, per arginare certi eccessi».
«Non credo che il sindaco - continua Giovannetti - possa impedire, con qualche regoletta, l’apertura di un fast food, che sia in piazza Duomo o altrove, penso però che in questi 4 anni, dal punto di vista dell’arredo urbano e della valorizzazione di strade e piazze, al di là di qualche gettata di cemento e due piante di olivo sparse qua e là, non sia stato fatto niente. Il degrado urbano, rispetto agli anni di Massimo Mallegni è evidente, e non è uno di parte a sostenerlo, ma tanti, fra residenti e commercianti del centro cittadino che sono delusi da questi amministratori. Leggo che Lombardi auspica di andare a Roma come parlamentare: ne saremmo tutti ben lieti, sarà una delle tanti noci nel sacco, ma avrà per lo meno smesso di fare il sindaco a Pietrasanta, dopo anni di piagnistei e vittimismo e senza riuscire dare una sua impronta amministrativa alla città». (l.b.)
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