Sicurezza
Casalesi: restano in carcere Di Puorto e Cerullo
VIAREGGIO. Confermata, dalla Cassazione, la custodia cautelare in carcere - per associazione mafiosa ed estorsione aggravata, ai danni di imprenditori casertani con attività in Versilia - nei...
VIAREGGIO. Confermata, dalla Cassazione, la custodia cautelare in carcere - per associazione mafiosa ed estorsione aggravata, ai danni di imprenditori casertani con attività in Versilia - nei confronti di due cinquantenni, Antonio Cerullo e Maurizio Di Puorto (residente a Torre del Lago), accusati di far parte del clan dei casalesi. Organizzazione per conto della quale- secondo le accuse - venivano taglieggiate le vittime.
Con la sentenza 268 della Sesta sezione penale, che ha respinto il ricorso di Cerullo e Di Puorto che chiedevano la scarcerazione e lamentavano la mancanza di indizi, la Suprema Corte ha confermato la solidità dell'inchiesta - condotta dalla Dia di Napoli e da quella di Firenze, insieme alla squadra mobile di Firenze e Caserta - che ha attestato la presenza dei casalesi anche in terra toscana, dopo che altre attività investigative avevano già registrato forti infiltrazioni nel Lazio e in Emilia Romagna.
Lo scorso febbraio, per vari episodi di racket a Viareggio e Caserta, vennero eseguiti 23 arresti tra Toscana e Campania. All’operazione partecipò attivamente anche al Squadra mobile della Questura di Lucca.
Tra coloro che finirono in manette anche Cerullo, indicato dagli inquirenti come uomo di fiducia del capoclan, e di Di Puorto.
I provvedimenti restrittivi sono stati confermati in seguito dal Tribunale del riesame di Napoli, lo scorso marzo.
Nel verdetto della Cassazione, depositato oggi e relativo all'udienza svoltasi lo scorso 17 ottobre, si ricorda che gli elementi a carico dei due indagati sono costituiti dalle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia che fanno riferimento ad un «ampio arco temporale» e da intercettazioni di conversazioni che «per il più ristretto periodo di novembre e dicembre 2010 dimostravano come i due, unitamente ad alcuni altri soggetti, contattavano gli imprenditori per sottoporli a pressioni estorsive».
I ricorsi di Cerullo e Di Puorto sono stati dichiarati inammissibili dai supremi giudici che li hanno anche condannati a versare mille euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
Nel corso delle indagini in diversi terreni di Viareggio e Torre del Lago gli agenti avevano ritrovato armi e munizioni nell disponibilità dei personaggi poi arrestati, indicati appunto come la lunga mano dei casalesi a Viareggio.
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