Sicurezza
La Viareggio porto puntava alla banchina Codecasa
VIAREGGIO. «Senza avere la concessione della banchina gestiva il pontile galleggiante e teneva in mano un po’ tutta una situazione relativa allo specchio acqueo all’ombra dei cantieri Codecasa». È l’a...
VIAREGGIO. «Senza avere la concessione della banchina gestiva il pontile galleggiante e teneva in mano un po’ tutta una situazione relativa allo specchio acqueo all’ombra dei cantieri Codecasa». È l’aprile 2008 quando Francesco Di Manno, titolare della “Time Charter Trading” (Tct) - è a lui che si riferisce la frase tra virgolette dell’ex presidente della Viareggio porto, Stefano Maestrelli - perde la concessione del pontile amovibile lungo 18 metri in Darsena Toscana, «presso la banchina Maestri d’ascia e calafati», come si legge nella determina numero 477 (17 aprile 2008) dell’ufficio demanio del Comune (dirigente era Giovanni Naldi). A subentrare, previa richiesta che porta alla «risoluzione anticipata» della concessione, è il settore “servizi finanziari” del Comune. Oggi quello stesso pontile è gestito dalla Viareggio porto, con proroga concessa dall’Autorità portuale fino al 2020.
«Di Manno - ricorda Maestrelli - non era in condizioni di poter prendere la banchina». Finì con un accordo, si racconta. «Lo scopo della società pubblico-privata - sottolinea Maestrelli - era quello di mettere piede nell’area» e sulla banchina più “chiacchierata” di tutta la Darsena, affacciata su uno specchio acqueo destinato in gran parte ad approdi di imbarcazioni per “uso governativo” che lì nessuno ha mai visto come più volte sottolineato anche dallo stesso Maestrelli.
L’affondo sulla banchina detta anche “dei carovanieri” non riuscì. L’amministrazione Marcucci lasciò il posto a quella Lunardini ed il quadro si congelò. Il pontile alla Viareggio porto, la “Maestri d’ascia e calafati”con i suoi approdi turistici, Di Manno altrove.
Storie di porto, che saltano fuori curiosando tra le concessioni demaniali. E si intrecciano, oggi, con l’inchiesta della Procura che attraversa la Darsena. Perché Di Manno è tra coloro che hanno ammesso di aver pagato ciò che non avrebbe dovuto per gli ormeggi alla banchina “il Bori”, destinata ai lavori e dunque gratuita. Un’ammissione avvenuta - si legge nell’ordinanza del Gip Alessandro Dal Torrione, solo quando Di Manno viene messo alle strette dagli inquirenti che gli mostrano «fatture dove non risultava avere usufruito di luce ed acqua», come dichiarato in un precedente verbale «in maniera che appare non del tutto genuina», rileva il giudice. (d.f.)
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