Sicurezza
Bollette dell’acqua con beffa In arrivo dei micro-rimborsi
Scatta la restituzione di una parte della tariffa dichiarata illegittima dal referendum del 2011 La società idrica Gaia deve ridare 160mila euro. Cioè appena 80 centesimi a testa per utente
VIAREGGIO. Rimborsi beffa in arrivo sulle prossime bollette dell’acqua. Dopo un iter burocratico lunghissimo, manca oramai l’ultimo ok dell’Autorità nazionale per l’energia e il gas - atteso per dopo Befana - perché nelle prime fatturazioni del 2014 si restituisca anche agli utenti versiliesi la parte di tariffa dichiarata illegittima da un referendum nel 2011. La beffa è che si tratta di cifre minuscole. In tutto Gaia, la società che gestisce il servizio idrico nei sette Comuni versiliesi, dovrà ridare 160mila euro. Che, suddivisi per i circa 205mila utenti, fanno meno di 1 euro a testa. Settantanove centesimi, per la precisione.
Che cosa viene restituito. A finire nel mirino del referendum era la stata la quota della bolletta relativa alla “remunerazione del capitale investito”, calcolata nel 7% dello stesso. Una voce che faceva gravare sugli utenti una sorta di copertura dei costi di investimento del gestore. «Formalmente - spiega l’associazione consumatori Aduc in una nota - si trattava di una copertura dei rischi della gestione, cioè dei rischi che i costi superassero quelli preventivati o che i ricavi fossero inferiori. Nella realtà, come si vede valutando il metodo di calcolo dei rimborsi, una parte di questi introiti costituiva in alcuni casi (se i costi effettivi risultavano poi inferiori ) un vero e proprio utile per i gestori». Nel giugno del 2011, questa voce è stata cancellata dalla bolletta da un referendum. Inoltre, l’illegittimità del prelievo è stata sancita anche dal Consiglio di Stato e dal Tar della Toscana, con quest’ultimo che ha cancellato il piano tariffario dell’Autorità di ambito regionale. La cancellazione definitiva delle vecchie tariffe comprensive del capitale investito, però, c’è stata solo il 1º gennaio 2012, precisamente dopo 163 giorni dall’entrata in vigore della legge che rendeva operativo il referendum. Quindi i gestori idrici, per questi 163 giorni, hanno continuato a percepire illecitamente questi introiti. Per tale periodo (dal 21 luglio al 31 dicembre 2011) l’Autorità garante per l’energia ed il gas ha previsto il rimborso degli addebiti.
La beffa. Il criterio adottato dall’Authority considera non rimborsabili i costi effettivamente sostenuti dal gestore per gli investimenti (interessi, tasse, accantonamenti), ed è per questo che i rimborsi sono diversi da gestore a gestore. Le cifre, comunque, sono davvero minime: per quanto riguarda Gaia, l’Autorità idrica toscana ha deliberato una restituzione complessiva di 161.203 euro, che suddivisi per i 204.358 utenti serviti dalla società fanno, appunto, 79 centesimi a testa.
Quando avverrà il rimborso. Dalla società Gaia spiegano che «manca ormai l’ultimo ok dell’Authority nazionale, atteso per i giorni immediatamente successivi alla Befana, perché si proceda al rimborso. Deve essere confermata, o eventualmente ritoccata, la cifra complessiva di 161mila euro. Ma è chiaro che, se non ci saranno ulteriori ritardi a questo punto improbabili, la restituzione avverrà nella prima fatturazione dell’anno».
Le proteste. C’è, tuttavia, chi contesta questi micro-rimborsi. In particolare, il Forum toscano dei movimenti per l’acqua ritiene «illegittimo il rimborso parziale previsto: l’importo è calcolato solo per il periodo che va dal 21 luglio al 31 dicembre 2011, con la nuova tariffa senza il famoso 7% che viene applicata dal 1° gennaio 2012. Si viola pertanto il principio della non retroattività della tariffa. È inoltre una truffa considerare gli oneri fiscali una voce di costo, da coprire con la tariffa: costringe gli utenti a pagare anche le imposte sugli utili realizzati dai gestori. Ed è inaccettabile che la tariffa debba coprire gli oneri finanziari, se non sostenuti e documentati. Infine, non è equo il rimborso con una quota uguale per ogni utenza, quando la remunerazione del capitale investito è stata pagata in modo proporzionale, in base al consumo effettivo».
@matteotuccini
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