Il Tirreno

Versilia

Chi ha dipendenti in nero pagherà multe più salate

di Matteo Tuccini

Le imprese che sgarrano rischiano stangate da 2mila a oltre 15mila euro E le sanzioni per il mancato rispetto dei riposi vengono moltiplicate per dieci

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VIAREGGIO. Multe più salate per le imprese che hanno lavoratori in nero. Con un decreto-legge approvato dal Governo il 13 dicembre scorso, le vecchie sanzioni vengono incrementate (da subito) del 30%: la multa minima passa da 1.500 a 1.950 euro, mentre quella massima cresce da 12mila a 15.600 euro. La cifra è intesa, ovviamente, per singolo dipendente.

I riposi mancati. Il rincaro viene deciso nella stessa misura anche per la stangata che segue la chiusura dell’attività, prevista se più di un terzo dei dipendenti è irregolare: anche in questo caso si passa da 1.500 a 1.950 euro. Mentre si moltiplicano per dieci le sanzioni per i mancati riposi. Nel dettaglio, i 130 euro che erano considerati la multa minima per il mancato riposo settimanale diventano 1.300; quella massima era 780 e diventa, ovviamente, 7.800. Il mancato rispetto del riposo giornaliero - contestazione più rara anche perché difficile da dimostrare - passa da 25 a 250 euro per la soglia minima e da 100 a 1.000 euro per la massima.

La nuova norma. L’aumento è operativo da subito - giusto il tempo della pubblicazione in Gazzetta ufficiale - perché il decreto-legge è uno strumento che il Governo usa per motivi d’urgenza, e quindi viene considerato applicabile nell’immediato. Deve poi essere convertito in legge entro 60 giorni dal Parlamento, ma nel frattempo le nuove multe sono decise. E pare che in pochi se ne siano accorti, perché in realtà il decreto che le contiene parlava di tutt’altro. La solita lettura mancata, insomma, a cui spesso i nostri politici ci hanno abituato. Tra l’altro, il decreto in cui sono stati inseriti questi rincari dà anche delle indicazioni su come debbano essere impiegate le risorse in arrivo dalle multe. E cioè aumentando il numero delle ispezioni e degli stessi ispettori. Si dà indicazione, infatti, di potenziare le attività delle Direzioni provinciali del lavoro, comprese «le indennità di missione degli ispettori del ministero» (vedi box).

Sempre più burocrazia. Nel testo varato il 13 dicembre si afferma, in una stretta burocratica davvero poco comprensibile, che l’attività di Inps e Inail dovrà essere sottoposta all’approvazione delle sedi locali del Ministero del lavoro (le stesse Direzioni provinciali). La motivazione sembra essere, vagamente, quella di svolgere un’attività più razionale e coordinata, Ma l’impressione è che il Governo - e il Ministero - si arroghino di nuovo dei poteri di controllo rispetto a Inps e Inail, cioè due degli enti che vigilano sulle aziende.

Aziende nel mirino. Al di là che come al solito si complicano, e non si semplificano, le procedure di controllo - con tre o quattro enti interessati - l’obiettivo è ridurre sempre più le storture del mercato del lavoro. E abbattere la percentuale di dipendenti irregolari che in Versilia, soprattutto in estate (ma non solo) resta un fenomeno allarmante. In particolare per quanto riguarda il cosiddetto lavoro “grigio”, cioè l’abuso di una forma contrattuale che non prevede l’impiego continuo, ma che in realtà cela un vero rapporto di lavoro a tempo pieno. È il caso, ad esempio, degli abusi sul contratto a chiamata, praticati spesso per dipendenti di hotel, bar e ristoranti che in realtà “fanno” l’intera stagione. Per non parlare dell’autentico crimine che è il contratto di associazione in partecipazione fatto a chi, in realtà, è un dipendente e non un socio.

@matteotuccini

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