Attese Asl: «Al Cup mi hanno detto che il privato conviene»
Un insegnante: nello studio medico spenderei solo 1 euro in più e la radiografia verrebbe eseguita subito...
VIAREGGIO. Si presenta in redazione al “Tirreno” con le prescrizioni del medico di famiglia in mano. Ed è subito fin troppo chiaro che la sua è la storia di tutti noi, alle prese con una sanità pubblica sempre più difficile da riconoscere nei suoi meccanismi perversi dove chi la governa ha sempre ragione e ai cittadini restano troppe domande senza risposte. Bruno Mannocchi è un insegnante viareggino, scuola superiore, uno di quei cittadini chiamati a formare i cittadini del futuro. Dalla sua busta paga, come da quelle di tutti i lavoratori dipendenti, viene tolta una percentuale che finanzia, appunto, la sanità pubblica. Come sottolinea lo stesso professore mentre espone il proprio caso. «Il medico mi ha prescritto una radiografia ad un ginocchio ed anche una ecografia». Certo, niente di grave per fortuna. Ma se non si sta in piedi qualche problema nella vita si crea. «Sono andato al Cup della Croce verde - continua Mannocchi, ancora fresco di arrabbiatura - e la gentile addetta mi ha spiegato, lasciandomi a bocca aperta, che farmi fare la radiografia alla Asl non mi conveniva per niente». In uno studio privato - così Mannocchi racconta che gli è stato spiegato - «una radiografia al ginocchio la faccio subito spendendo 36 euro. Con la sanità pubblica ne pago 35 di ticket e devo attendere fino al 18 gennaio». La risposta è ancora peggiore - e la Croce Verde non ha responsabilità - per quanto riguarda l’ecografia: «Le liste di attesa sono chiuse», racconta ancora il professor Mannocchi. E lo sa anche il presidente della Regione, Enrico Rossi, che nella sua visita in Versilia ha chiesto al direttore della Asl, Brunero Baldacchini, un “rientro” in tre mesi sulle maggiori criticità relative proprio alle attese. «Al Cup mi hanno consigliato di richiamare dopo qualche giorno per verificare se si fosse liberato un posto».
Rabbia, amarezza, delusione: sono tante le espressioni sul volto del cittadino Mannocchi che si chiede a cosa servano i soldi che ogni mese gli vengono trattenuti in busta paga. Ma c’è anche una domanda che il professore intende porre e che merita una risposta: «Se la sanità privata facendomi pagare 35 euro per una radiografia ad un ginocchio ci guadagna - perché immagino che nessuna azienda voglia lavorare per andare in perdita - perché il pubblico di solo ticket ci fa pagare lo stesso prezzo? E per di più neppure riuscendo a garantire un appuntamento negli stessi tempi del privato?».
In realtà la risposta è nei fatti, purtroppo: una sanità che corre su due binari. Quello per chi un lavoro ce l’ha ed in qualche modo può ancora scegliere che per un euro di differenza, o per cinque come indicano i confronti pubblico-privato, vale la pena non attendere se si tratta di salute; e l’altro, per chi fa i conti anche con uno/due euro, e accade sempre di più. Così si mette in coda all’Asl e aspetta. Come se non si sapesse l’effetto che fa girare e rigirarsi per mesi tra le mani quella prescrizione del medico di famiglia.
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