Il Tirreno

Versilia

porto: l’inchiesta

Parlano i Cammarata: in regola con l’azienda Darsena Italia

Parlano i Cammarata: in regola con l’azienda Darsena Italia

VIAREGGIO. Per il presente «le barche ormeggiate alla banchina Bori sono lì con autorizzazione della Autorità portuale ed effettuano i lavori con tutte le carte in regola». A parlare è Giovanni De...

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VIAREGGIO. Per il presente «le barche ormeggiate alla banchina Bori sono lì con autorizzazione della Autorità portuale ed effettuano i lavori con tutte le carte in regola». A parlare è Giovanni De Maria, della “Mgl yachting service”, la società di cui fa parte anche Ettore Cammarata. Per il passato - ed il riferimento è all’ordinanza del gip Alessandro Dal Torrione che ha disposto gli arresti domiciliari per Stefano La Rosa, a lungo nostromo della Capitaneria di porto, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Lucca sulla corruzione in porto (pm Fabio Origlio) - «nessuno si è mai fatto avanti per chiederci di pagare ciò che non era dovuto. Non vi era alcuna necessità che ciò accadesse nei nostri confronti». Il non dovuto è quella voce “banchina” che ricorre nell’ordinanza del gip come elemento chiave, così emerge dal lavoro degli inquirenti, dell’intera vicenda che ha portato all’arresto dell’ex nostromo del porto. «Abbiamo sempre pagato alla Darsena Italia, la società che gestisce i servizi sulla “Bori” - continua De Maria sciorinando le carte - solo quello che è nelle fatture: servizi e assistenza. Ogni sessanta giorni, con bonifico ma per lo più con assegni al ragioniere Mario Casini visto che ci si trova spesso in banchina. Tutto in regola: noi e la società». Che per la contabilità fa riferimento, appunto, a Mario Casini, ragioniere viareggino, revisore dei conti dei Lions Toscana.

Società, la “Darsena Italia”, il cui presidente del consiglio di amministrazione è Vincenzo Poerio, manager Azimut-Benetti, presidente di “Navigo”, mentre i consiglieri sono Stefano Landucci e Angelo Bertolucci (dell’omonimo cantiere). L’impresa compare per lungo e per largo nell’ordinanza del gip: là dove il dettagliato lavoro di indagine ricostruisce «il sistema delle false fatturazioni per nascondere i pagamenti in nero per gli ormeggi in realtà gratuiti». Sistema in base al quale - secondo l’accusa - i pagamenti non dovuti venivano fatturati alla voce “smaltimento rifiuti”, ma anche semplicemente “banchina”. Un sistema che alla società viene qualche volta contestato da coloro che usufruiscono dell’ormeggio: «Vi avevamo già invitato a non emettere più fatture indebite nei nostri confronti - scrive un cliente fornendo un quadro chiaro di quanto avveniva sulla “Bori” - ma non abbiamo evidentemente ottenuto niente». (d.f.)

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