Sicurezza
Appalti per l’escavo, indagata la Sasit con altre imprese
Le indagini della Direzione distrettuale antimafia sul dragaggio a Pescara: le aziende facevano cartello
VIAREGGIO. Storia di porto e dragaggio, quella che si legge nelle carte della Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila in relazione agli interventi di escavo nel porto-canale di Pescara. Storia di sabbia che tocca anche Viareggio, la cui Darsena non è seconda a nessuno sull’argomento. Perché con l’accusa di turbata libertà degli incanti è finito tra gli indagati anche Paolo Del Pistoia, in qualità di amministratore unico della “Sasit”, l’impresa torrelaghese titolare della banchina Sandorino, ad un passo dal Triangolino, che dal 2001 al 2007 ha sempre lavorato all’escavo dell’imboccatura del porto da sola o in associazione d’impresa. Ma non è questo l’unico riferimento a Viareggio: perché nel lungo elenco di indagati figurano anche Luciano "Cucco" Boscolo (Dragaggi Srl), Giuseppe Biscontin (Dragaggi Srl) e Roberto "Anzoletti" Boscolo (Dragaggi spa). Ed è l’impresa “Dragaggi Srl” che ha appena terminato l’intervento, assegnato con verbale di somma urgenza dall’Autorità portuale regionale toscana, per un escavo da 200mila euro in porto a Viareggio. La stessa con la quale la “Sasit” ha partecipato ad appalti per il porto viareggino, in associazione d’impresa.
L'inchiesta che nei mesi scorsi ha portato all'arresto di Angelo Bellafronte Taraborelli ingegnere, consulente, progettista e dirigente pubblico e di Giuseppe Biscontin, 65 anni, ex funzionario del ministero delle infrastrutture, riguarda il lotto numero 3 del dragaggio del porto-canale di Pescara. Ed è stata condotta da guardia di finanza e carabinieri del Nuleo operativo ecologico. Un’indagine ricca di contenuti su più di un aspetto dell’intervento di dragaggio. Quello che vede coinvolte le due imprese legate a Viareggio riguarda l’aggiudicazione dell’appalto, andato ditta “Gregolin lavori marittimi Srl” per un importo a base d’asta pari a 846.587 euro, vinto con un ribasso dell'11,19%. Le ditte concorrenti erano in tutto dodici. «Sono emersi - si legge negli atti del gip Marco Billi che, alla chiusura delle indagini, ha accolto le richieste dei sostituti procuratori Antonietta Picardi e Simonetta Ciccarelli - l'accordo pregresso, la conoscenza e lo scambio di informazioni, la predisposizione di uno schema formalmente corretto di gara per far risultare vincitrice una società di schermo (la Gregolin), ma per far eseguire la parte essenziale dei lavori (pari all'83%) alla Dragaggi». In una mail acquisita dalla guardia di finanza, si ritrovano indicati nel dettaglio e con precisione gli importi che sarebbero stati offerti da ciascuna delle società. La mail era quella scambiata tra l’amministratore unico della “Dragaggi Srl” ed un “faccendiere” veneto mentre la gara era in corso. «Senza ombra di dubbio», si legge nelle carte, «la Dragaggi Srl era a conoscenza dei nomi dei partecipanti alla gara e delle percentuali di ribasso che avrebbero proposto con l'accordo non soltanto alle ditte partecipanti ma anche a Taraborrelli e Biscontin». Al centro dell’inchiesta, secondo le accuse, un vero e proprio sub ingresso della “Dragaggi” all’impresa che si era aggiudicata i lavori, con passaggio dall’una all’altra di tutto il necessario, compreso il personale, per eseguire i lavori. Le altre imprese indagate - secondo la Direzione distrettuale antimafia - «hanno organizzato un cartello di partecipazione all’appalto al fine di favorire la “Dragaggi Srl”».
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