Sicurezza
Bagni, 3 milioni di canoni non pagati
La Corte dei Conti chiede la messa in mora dell’ex dirigente comunale Mario Salmieri: classificazione bassa per la Versilia
VIAREGGIO. Un danno alle casse della Regione pari a oltre tre milioni di euro (3.159.521,89) derivante dal mancato adeguamento dei canoni di concessione demaniale degli stabilimenti balneari viareggini. È la contestazione che la Procura regionale della Corte dei Conti muove all’ormai ex dirigente del settore demanio marittimo del Comune, Mario Salmieri. Cifra e accuse sono già in Municipio all’attenzione del sindaco Leonardo Betti. Che si troverà a dover dare seguito alla richiesta di messa in mora dell’ex dirigente, così come accaduto per il provvedimento analogo che la stessa Procura della Corte dei Conti ha emesso, nei giorni scorsi, sulla vicenda del “buco” da 1,5 milioni relativo alla gestione delle banchine pubbliche del porto viareggino.
Un secondo atto, quello firmato ancora una volta da Acheropita Mandera Oranges, vice procuratore generale della Corte dei conti regionale, che molto racconta della gestione dei beni demaniali in una città dove gli stessi non mancano su molti fronti delle attività produttive cittadine.
Il periodo al quale si riferisce il conteggio della Corte è quello 2004-2007. E la cifra altro non è che la differenza tra i canoni che gli stabilimenti balneari compresi nella categoria A9 avrebbero dovuto versare e quelli che sono stati effettivamente versati. Poco più di tre milioni in tre anni fa un milione l’anno di mancati versamenti.
In realtà l’inchiesta, che la Procura della Corte dei Conti ha affidato alla guardia di finanza, Comando provinciale di Lucca, non riguardava solo Viareggio. Le fiamme gialle avevano ricevuto il mandato di verificare anche gli analoghi conteggi di Forte, Pietrasanta e Camaiore. In tutto - da questo conteggio si era partiti - si parlava di un ammanco, dalle casse dello Stato, di 14 milioni di euro. Solo per i mancati introiti dagli stabilimenti balneari versiliesi.
Il primo passo dell’indagine era stato incrociare le carte trovate negli uffici regionali con quelle dei Comuni messi sotto verifica. Per scoprire che gli stabilimenti balneari che nel periodo preso in considerazione avrebbero dovuto essere classificati come appartenenti alla fascia “B” (normale valenza turistica) erano stati invece tutti inseriti nella classe “C”, quella che indica la minore valenza turistica. E basta fare due conti di quanto si è speso in quegli anni per ombrellone-sdraio-cabina, per capire come sia apparso chiaro agli inquirenti che qualcosa non tornava. Perché Viareggio e la Versilia, quando si tratta di turismo - questa la tesi dell’accusa - sono materiale da fascia “A” della classificazione, ovvero alta valenza turistica.
Ce n’è per i Comuni “pizzicati” - così l’accusa - a non far tornare i conti pubblici, ma anche per chi, ovvero la Regione, avrebbe dovuto vigilare e non l’ha fatto. Pur essendosi impegnata in questo senso, fin dal 2002, con tanto di delibera.
Per il momento il provvedimento emesso dalla Procura della Corte dei Conti riguarda solo colui che all’epoca dei fatti era dirigente del settore demanio marittimo. Ma per vicende analoghe, nel Lazio, alla fine sono stati condannati anche i politici.
Chi scrive ricorda molto bene quando - sul finire del 2006 - il “Tirreno” chiese all’avvocato Salmieri di poter disporre delle cifre dei canoni demaniali versati dagli stabilimenti balneari e riscossi dal Comune per conto dello Stato: ne nacque un vero e proprio braccio di ferro, poi risolto non senza fatica a favore della pubblicazione di quanto richiesto...
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