Gioco
L’inno alla provincia di Fabio Genovesi «Si può fare di tutto»
Un successo il monologo teatrale, costruito tramite racconti, dello scrittore fortemarmino per la prima volta in scena
SERAVEZZA. Dal pescatore che dice di aver visto l’incidente della Costa Concordia di Schettino dal pontile di Forte dei Marmi, all’utilizzo di espressioni locali più esilaranti, fino a far diventare anche l’Ape a tre ruote, tanto amata in Versilia, il soggetto di un racconto interessante.
Così, e in modo originale come sempre, Fabio Genovesi è tornato a descrivere la sua terra con delle storie divertenti e intense. Questa volta però non lo ha fatto con carta e penna, ma con un coinvolgete monologo alle Scuderie Granducali di Seravezza, per l’appuntamento della stagione teatrale “Seravezza col cuore”.
Un’occasione del tutto particolare quella che ha portato Genovesi sul palcoscenico di un teatro, che è stata un successo. Più volte applaudito dalla sala, quasi al completo, che non ha trattenuto risate per tutta la sera. «Quando fui invitato ad Anteprime a Pietrasanta, mi ferma una persona mentre monto sul palco - ha raccontato Genovesi allo spettacolo delle Scuderie “Le storie sono pesci” - “Ho letto tutti i tuoi libri” mi dice “sai lavoro tutto il giorno e quando arrivo a casa non ho voglia di fare cose impegnative, come guardare la televisione, e leggo due cazzate sui tuoi libri”». E poi la storia dello zio che dopo aver scritto la poesia più bella della classe cerca di scoraggiarlo a fare il poeta. «Mi disse: “non scrivere più le poesie sennò diventi finocchio”. Ecco questo è un po’ l’humus che abbiamo noi versiliesi».
Versilia che Genovesi ama tantissimo. «Da noi ci sono questi due mesi sfavillanti - prosegue - e poi due mesi di nulla. Quando vedo giovani che fanno cose creative, mi rendo conto che superano di molto la qualità rispetto ad altri luoghi; qui ci sono lunghi inverni e tanto tempo per riflettere». E tra questa terra ed alcuni personaggi e il racconto letterario c’è qualcosa di affine: «Il racconto è una teoria, tutti i romanzi sono tratti da una storia vera ma non sono storie vere. Sapere troppe cose è la morte del racconto; la narrativa nasce sempre da cose che non si conoscono, così come il fondo marino che è misterioso, grande, e si modifica sempre».
E così racconta la storia di una persona che voleva convincerlo a credere che aveva visto la Costa Concordia mentre andava a sbattere sull’isola del Giglio. «Questo è quello che talvolta succede in Versilia: dove non ci arrivo - diceva mio nonno - ci butto il cappello».
«Una sera ho assistito ad una scena meravigliose - racconta dal palco - I cinesi tra le mille cose che mangiano ci sono anche le meduse, e quando sono in mare è festa grande. Una sera i pescatori di bilance erano arrabbiati per le troppe meduse e non vi dico quantità di moccoli che scandivano. Le potremmo uccidere con la fiamma ossidrica, o con le bombe, fantasticavano. Poi arriva un cinese e tutti rimangono allibiti perché questo pescava le meduse. E ad un certo punto un pescatore e gli fa: piano cinesino che le meduse è roba nostra».
«Amo la provincia - conclude Genovesi. La città accentra la creatività delle persone e poi però la spegne, il nulla. Qui è vero, ci sono poche opportunità ma si può fare tutto. Se vuoi scrivere un romanzo a Pozzi lo fai: o muori di solitudine o fai qualcosa di folle e incredibile, anche come risposta al disagio».
ALTRO SERVIZIO A PAG.25
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
