Sicurezza
Democratici e Radicali contro la condanna del Dottor Cannabis
Brogi (Pd): «In altri Paesi Cinquini lo avrebbero mandato in un istituto di ricerca, non in un penitenziario»
PIETRASANTA. C’era da aspettarselo. La condanna di Fabrizio Cinquini, ormai conosciuto come il medico della cannabis, a 6 anni per detenzione ai fini di spaccio di marijuana, ha scatenato numerose reazioni. Non solo nel mondo antiproibizionista che si batte per la legalizzazione della cannabis. Ma anche in quello politico sempre più sensibile al tema dell’uso terapeutico della marijuana, già legale in diversi Paesi e teoricamente consentito anche in Italia.
Il dottore cinquantenne di Pietrasanta ha sempre dichiarato, anche autodenunciandosi alle forze dell’ordine, di colivare la cannabis per studiarne gli effetti terapeutici e per curarsi da una grave patologia, l’Epatite C, di cui è rimasto vittima mentre prestava servizio su un’ambulanza del 118.
«È paradossale, in altri Paesi, il dottor Cinquini, lo avrebbero mandato in un istituto di ricerca e invece noi lo mandiamo in un istituto penitenziario» commenta a seguito della sentenza il consigliere regionale del Pd Enzo Brogi che torna a parlare della legge regionale toscana in tema di cure con la cannabis.
«Non possiamo fare scadere l'anno, la Toscana deve rendere operativa la legge sulla cannabis terapeutica - afferma - Altrimenti, come ho già ricordato altre volte, dopo aver fatto da apripista per le altre regioni - così da primi rischiamo di finire ultimi. E il caso del dott. Cinquini è emblematico di una situazione che necessita di essere regolamentata».
«Pur non avendo letto il dispositivo della sentenza - continua - che ha condannato il medico di Pietrasanta sono, infatti, convinto che siamo davanti a una vicenda incredibile. Al di là degli anni a cui è stato condannato, che di fatto sono il minimo della pena per il reato di spaccio, è proprio sul capo di imputazione che si è andati fuori strada. A questo punto io mi appello al presidente Rossi affinché non si faccia scadere l'anno senza prima aver deliberato sul regolamento di attuazione di una legge che rappresenta una battaglia di civiltà».
«La vicenda del dottor Cinquini - afferma la presidente dell' associazione radicale "Andrea Tamburi", Valentina Piattelli- rende evidente come anche nella Regione che per prima si è dotata di una legge per regolamentare e facilitare l'utilizzo della cannabis terapeutica, quei pazienti e medici che cerchino di farne uso rischiano di incorrere nelle pene draconiane previste dal nostro ordinamento, anche quando, come in questo caso, svolgano una disobbedienza civile, autodenunciandosi per la coltivazione e il consumo di cannabis a fini terapeutici e di ricerca». L'esponente radicale continua esortando le istituzioni locali, Regione Toscana in testa, a rendere effettiva la legge sulla cannabis terapeutica.
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