Proteste
Vitelli: era un sistema blindato
Parla il rappresentante dei pescatori mentre la politica sceglie il silenzio
VIAREGGIO. Mentre la politica cittadina tutta tace a proposito dell'inchiesta che ha squarciato il velo delle illegalità consumate tra le banchine pubbliche, un primo commento arriva da una delle categorie che opera in porto: i pescatori. «Sono stato l'unico, da tempo, a parlare di "sistema" di illegalità - ricorda Niclo Vitelli, presidente del Consorzio "Cittadella della pesca" -, un concetto che oggi ritroviamo ampiamente descritto nelle parole degli inquirenti con tutto il carico delle ramificazioni che rendono un "sistema" di illegalità davvero tale ed impediscono di entrare all'interno dello stesso meccanismo. Un "sistema" che alimentava quello che alimentava, e sapeva ben guardarsi dagli ingranaggi esterni. Per cui anche chi ne era fuori, alla fine si adeguava alle ramificazioni e alla potenza del modo di operare». Tra le considerazioni raccolte in città all’indomani dell’arresto dell’ex nostromo della Capitaneria Stefano La Rosa, la domanda se davvero «avesse tutta quella brillantezza da arrivare a fare tutto solo», ma anche la considerazione sul fatto che «ogni ufficiale crea inevitabilmente una catena...».
Al silenzio della politica non sfugge neppure l'assessore provinciale Francesco Bambini che pure conosce bene il porto viareggino per aver sostenuto da sempre i progetti di innovazione tecnologica che passano dal Consorzio "Navigo", per avere contribuito a che le azioni amministrative a sostegno della nautica trovassero definizione e per la sua partecipazione ai Comitati portuali: «Non mi sono fatto un'idea dell'inchiesta - risponde Bambini interpellato dal "Tirreno" -: ho bisogno di fare mente locale e di informarmi meglio…».
Dalle forze politiche in consiglio comunale, pronte a farsi sentire anche sulle corse ciclistiche e che pure hanno votato un mese e mezzo fa un documento sul porto dove si richiama alle legalità, non è ancora arrivata neppure mezza parola. (d.f.)
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