Il Tirreno

Versilia

Indagini in porto: più comandanti coinvolti

di Donatella Francesconi
Indagini in porto: più comandanti coinvolti

Fissato per venerdì l’interrogatorio dell’ex nostromo arrestato. Tra chi protestò anche il personale dello yacht di Armani

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VIAREGGIO. È fissato per venerdì mattina l’interrogatorio dell’ex nostromo della Capitaneria, Stefano La Rosa, finito agli arresti domiciliari martedì nell’ambito dell’inchiesta che la Procura di Lucca (pm Fabio Origlio) sta conducendo sul porto viareggino. Dopo aver incontrato il proprio cliente, l’avvocato Filippo Tacchi ha dichiarato l’intenzione di «dare spiegazioni», pur mantenendo «la contestazione di quanto addebitato», ovvero le accuse di corruzione. Ed è la domanda delle domande che ha attraversato la Darsena, ieri, quella sul livello di collaborazione che il militare (ancora in servizio presso la guardia costiera viareggina) è intenzionato a fornire agli inquirenti da tempo al lavoro sui tanti, troppi misteri del porto cittadino.

Un lavoro che non si ferma al primo risultato pubblico dell’inchiesta. Risultato che il gip Alessandro Dal Torrione ha voluto sottolineare con forza nel dare il via libera all’arresto di La Rosa, là dove si legge che «il complesso degli elementi indiziari acquisiti deve far ritenere che sussistano gravi, univoci e concordanti indizi della esistenza di un vero e proprio sistema corruttivo di natura abituale nelle gestione di talune delle banchine del porto di Viareggio, in particolare soprattutto quelle “libere”, formalmente destinate all’uso gratuito “per lavori”». Un sistema corruttivo che si delineava «tramite il rilascio, dietro compenso, di autorizzazioni (poi nullaosta) contrarie alle norme regolamentari vigenti».

Un termine, quello di “sistema”, che non è casuale: perché i soggetti ed i comportamenti erano molteplici, pur avendo un unico fine: trarre illecitamente profitti privati da beni pubblici. «Il sistema - scrive ancora il gip - pare avere al suo vertice il nostromo La Rosa e vede coinvolti quali corruttori alcuni dei concessionari dei tratti di banchina del porto di Viareggio e taluni comandanti di imbarcazioni». Tra i denunciati c’è, infatti, Duilio Degli Innocenti, proprio in queste vesti. Ma - continua Dal Torrione - i comandanti coinvolti sono «verosimilmente molti di più». La “pesca” degli inquirenti sembra, dunque, destinata a dare nuovi frutti. Anche in base ai passi che quanti hanno qualcosa da aggiungere vorranno fare. Per raccontare un porto dagli scarsi servizi pagati a peso d’oro. Come racconta un testimone a proposito del “Main”, lo yacht costruito per Armani, ormeggiato alla Natino, banchina i cui servizi erano in concessione a Giuseppe Mazzella, pilota del porto e personaggio di spicco in Darsena, oggi tra i denunciati insieme a Marco Marchi e Simone Calegari. Secondo le testimonianze, il prezzo dell’ormeggio, illecitamente applicato, era di 300 euro al giorno, spese incluse. Il comandante del prestigioso yacht ebbe a protestare: il servizio di fornitura di energia non sarebbe stato all’altezza delle cifre pagate.

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