Il Tirreno

Versilia

Mazzette, denunce e un buco milionario

di Donatella Francesconi
Mazzette, denunce e un buco milionario

Ecco le tappe dell’inchiesta che sta scuotendo Viareggio

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VIAREGGIO. Due indagini, una della Procura della Corte dei Conti, affidata al nucleo operativo del Comando provinciale dei carabinieri (e condotta dal tenente colonnello Sergio Zaccariello, comandante del reparto operativo dello stesso Comando), e l’altra delegata dalla Procura di Lucca ancora al Comando provinciale dell’Arma, e che ha visto lavorare banchina-banchina il maresciallo Piero Tocci.

Fatture truccate. Le storie degli ormeggi si intrecciano. Perché il ritardato passaggio alla Viareggio porto di ben cinque banchine non solo causa il “buco” accertato di 1,5 milioni, ma fa sì che le stesse banchine possano continuare ad essere gestite da quel sistema di illegalità che le indagini delegate dal pm Fabrio Origlio stanno mettendo in evidenza. Raccogliendo, peraltro, quanto in Darsena ormai si raccontava da tempo, A partire dalla necessità, sempre crescente, di far ormeggiare barche grandi e piccole sulle banchine destinate ai lavori moltiplicando i mesi di permanenza dovuti ad interventi manutentivi infiniti. Grazie anche ad abili “magheggi” quando si trattava di fatturare.

Le perquisizioni. Come raccontano dal “Tirreno” la scorsa estate, mentre le indagini erano in pieno svolgimento e sotto gli occhi di tutto il porto i carabinieri operavano le perquisizioni che hanno permesso di mettere insieme la «numerosa documentazione amministrativa e contabile» che costituisce quel supporto accusatorio la cui validità è stata sottolineata dallo stesso gip Alessandro Dal Torrione che ieri ha dato il via libera all’arresto del nostromo Stefano La Rosa. Al quale spettava il rilascio delle autorizzazioni per l’ormeggio alle banchine del porto cittadino. Ormeggi che gli inquirenti hanno trovato rinnovati di volta in volta anche in assenza della documentazione relativa ai lavori. Tanto - è l’accusa - bastava “ungere”.

Il nuovo Regolamento. E se c’è un effetto che l’inchiesta della Procura ha già provocato andando a frugare in un passato lungo quasi dieci anni è definire, una volta per tutte, che chiedere il pagamento dell’ormeggio sulle banchine ai lavori è un’illegalità. Tanto che ai primi di settembre Autorità portuale e Capitaneria hanno varato il nuovo regolamento che, alla luce di quanto emerso da questo primo passaggio delle indagini, è ancor più necessario far rispettare in tutta la sua interezza. Pena il ritorno al via...

Il futuro. Il sistema - così sembra di capire - potrebbe essere ben più ramificato tra specchi acquei e banchine. Chi c’è passato o ci sta passando sa bene quanta verità ci sia nella definizione di «sistema diffuso e consolidato» al punto che non si può escludere che non stia ancora producendo gli antichi reati o che non vi siano le potenzialità perché ciò accada. Il velo, però, è squarciato: quello dell’illegalità così come quello, altrettanto dannoso, dell’omertà. E la Darsena viareggina può pensare di guardare al proprio futuro con più fiducia ed una nuova speranza: quella di diventare tanto appetibile quanto trasparente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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