Il dolore
«Il nostromo arrotondava lo stipendio»
Arrestato maresciallo della Capitaneria: è accusato con quattro operatori della darsena di avere intascato tangenti
VIAREGGIO. Venti-venticinquemila euro l’anno di ricavo illecito da un solo specchio acqueo, dove consentire l’ormeggio a pagamento nonostante si trattasse di spazi nei quali l’approdo non avrebbe avuto altri costi che non quelli dell’utilizzo o meno delle forniture di servizi e poco altro. Insomma, banchine pubbliche, destinate alle barche ai lavori, previa autorizzazione della Capitaneria di porto. E del suo nostromo, che dal 2005 fino alla scorsa estate, è stato Stefano La Rosa, 43 anni, arrestato ieri mattina dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura di Lucca (pm Fabio Origlio). L’accusa per La Rosa - accolta dal gip Alessandro Dal Torrione che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare - è di corruzione. Per l’ex nostromo sono stati disposti gli arresti domiciliari. Mentre è scattata la denuncia per Simone Calegari, Giuseppe Mazzella, Marco Marchi e Duilio Degli Innocenti, tutti operatori del porto a vario titolo.
L’inchiesta che da tempo attraversa la Darsena, dunque, segna un punto. Come quando si stringe il nodo per formare la prima maglia di quello che sarà un lungo lavoro ai ferri. Con le somme pretese in maniera illegittima dalle imbarcazioni, chi aveva messo in piedi quello che viene definito dagli inquirenti un vero e proprio sistema corruttivo si garantiva uno stipendio mensile aggiuntivo. Messo insieme riscuotendo cifre che - secondo le testimonianze raccolte sul campo dal meticoloso lavoro del maresciallo Piero Tocci (reparto operativo del Comando provinciale di Lucca) - andavano da 50 a 500 euro al mese per barca, ma che potevano arrivare anche a qualche migliaio di euro al giorno se le imbarcazioni erano quei maxi yacht dei quali oggi il porto viareggino va dicendo di avere “fame”.
«Le autorizzazioni rilasciate a coloro che pagavano per ottenerle - hanno spiegato ieri gli investigatori - ricevevano un trattamento privilegiato a discapito di altri utenti. Altre autorizzazioni, inoltre, venivano rilasciate per l’attracco in specchi acquei in cui veniva esercitata illegalmente l’attività d’ormeggio a pagamento. In questo caso, il rilascio delle autorizzazioni presupponeva la successiva corresponsione dei denari sotto forma di pagamento dell’ormeggio commisurato alla stazza dell’imbarcazione. Alla riscossione provvedevano i medesimi che erano d’accordo col sottufficiale e a cui poi essi provvedevano a consegnare la sua quota parte di denaro». Il passaggio delle somme avveniva in contanti, con scadenze regolari, ed i personaggi coinvolti usavano parlare di cene da prenotare presso noti ristoranti della Darsena, e relativi costi, per indicare le somme da richiedere per l’ormeggio.
Nella “rete” che La Rosa tesseva, qualche volta anche agendo in proprio, finivano molte volte persone assolutamente ignare sia del “sistema” illegale di ormeggio, sia di quello legale. Perché di poche cose c’è certezza nel grande caos delle banchine viareggine se non del fatto che distinguere gli approdi pubblici (prima gestiti dalla Capitaneria, poi dal Comune ed oggi dalla Autorità portuale) sia stato per tempi lunghissimi assolutamente impossibile. Una situazione così indefinita, da far scrivere a chi vi si è mosso con le armi dell’investigatore che «gran parte degli armatori e dei comandanti d’imbarcazioni non conoscendo l’esatta destinazione urbanistica degli specchi acquei, ignari dell’esistenza di approdi turistici ad ormeggio gratuito, hanno sborsato inconsapevolmente i denari richiesti, ritenendoli dovuti, anche per il particolare affidamento che riponevano nel sottufficiale (Stefano la Rosa, ndr), sempre presente e vigile in tali aree».
Per chi non sottostava alle “regole” scattava - ricostruisce l’indagine - la ritorsione, a suon di ripetuti controlli e verbali di rito. Ma c’è chi ha resistito. E tutti i no detti li ha poi portati sul tavolo del pm Fabio Origlio. Che ha dimostrato come a quel sistema, per anni apparso così forte e consolidato, si potesse togliere il coperchio.
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