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La Regione: nessun errore per la morte di Sabatini

La Regione: nessun errore per la morte di Sabatini

L’assessore alla Sanità Luigi Marroni replica alla moglie dell’avvocato deceduto «Normali la collaborazione e i trasferimenti tra gli ospedali di Livorno e Versilia»

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LIDO. «La morte dell’avvocato Mario Sabatini non è connessa all’assistenza prestata, il personale non ha lasciato intentata alcuna possibilità per tentare di salvarlo». A intervenire sulla vicenda del decesso del notissimo avvocato è ora l’assessore alla Sanità della Regione Luigi Marroni. A chiamarlo in causa nei giorni scorsi, con una lettera aperta in cui si chiedevano spiegazioni sul ricovero in ospedale (in un caso considerato troppo breve) e sul trasferimento da Livorno al Versilia subito dopo una delicata operazione era stata la vedova di Sabatini.

Marroni risponde adesso con una lettera in cui esprime innanzitutto le sue condoglianze alla famiglia, prima di difendere l’operato del personale delle due Asl interessate dalla vicenda. «Esprimo la mia sincera e sentita vicinanza alla famiglia per il grave lutto subito - afferma Marroni -e vorrei far luce su alcuni passaggi particolarmente complessi che necessitano di essere meglio spiegati. La mia speranza è di poter offrire ai familiari e agli amici attraverso questa lettera, il lieve ma reale conforto di sapere che la perdita del loro caro non appare in alcun modo dovuta ad una cattiva organizzazione delle cure, o ad atti di imperizia, e che tutto il possibile è stato fatto».

«Secondo quanto è contenuto nelle relazioni inviatemi sia dall'ospedale Versilia che dall'ospedale di Livorno - continua Marroni - il 31 ottobre l'avvocato Sabatini è stato ricoverato per embolia polmonare, nel reparto Utic dell'ospedale Versilia». Proprio su questo ricovero si è concentrata l’attenzione della vedova. Ma per Marroni tutto è stato regolare. «La degenza è stata regolare - afferma Marroni - e le dimissioni sono potute avvenire nei tempi previsti proprio per le buone condizioni cliniche del paziente. E' stato pianificato un percorso post-dimissione, che prevedeva una serie di controlli da svolgere a distanza di tempo. Purtroppo, come può capitare, nei giorni successivi il quadro clinico è cambiato, essendo intervenuta a peggiorare la situazione complessiva una patologia, non attribuibile ad errori di gestione o di terapia, che ha determinato la necessità di nuovo ricovero in terapia intensiva. La gravità della situazione constatata dall’équipe medica ha imposto, dopo una consulenza neurochirurgica, il tempestivo invio del paziente all'ospedale di Livorno, dove è stato sottoposto ad un intervento chirurgico che è stato definito perfettamente riuscito».

Per la moglie a peggiorare la situazione ci sarebbe stato un trasferimento di ospedale per mancanza di posti letto subito dopo l’operazione. «E’ vero che nella neurorianimazione di Livorno - afferma Marroni - non c'era in quel momento disponibilità di posti letto in terapia intensiva; ed è vero che tale occorrenza può verificarsi, considerata la natura di un reparto che tratta situazioni di emergenza spesso caratterizzate dal non essere programmabili in anticipo in base al numero di posti letto, numero che per altro risulta di per sé adeguato al bacino territoriale d’utenza. Proprio per questo motivo, il personale è preparato a gestire tali circostanze, quindi il paziente è stato trasferito di nuovo al Versilia, dove è presente una assistenza neurochirurgica strutturata. Il paziente non ha presentato alcun problema riconducibile al trasferimento. Purtroppo dai documenti clinici si evince come non ci sia mai stato un recupero completo poiché il danno prodotto non lo consentiva. Fino al momento del decesso, il personale sanitario non ha lasciato intentata alcuna possibilità per provare a recuperare uno stato di salute che appariva sempre più compromesso, e il cui decorso negativo, anche successivamente valutato, non appare connesso all’assistenza prestata».

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