Sicurezza
Contestati gli atti per la scelta del Collegio
VIAREGGIO. Il giudice per l’udienza preliminare, Alessandro Dal Torrione, nel rinviare a giudizio gli imputati per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009 ha indicato quale collegio giudicante del...
VIAREGGIO. Il giudice per l’udienza preliminare, Alessandro Dal Torrione, nel rinviare a giudizio gli imputati per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009 ha indicato quale collegio giudicante del Tribunale lucchese avrebbe avuto tra le mani il processo e ha fatto anche i nomi, nero su bianco, dei colleghi che avrebbero composto lo stesso Collegio. Un passaggio che i difensori degli imputati contestano, insieme ad una presunta assenza del provvedimento con il quale lo stesso Tribunale assegna quel processo al terzo Collegio, nato dalla chiusura della sezione distaccata dello stesso Tribunale, quella di Viareggio.
Ne deducono i legali degli imputati (tra i quali vi sono i vertici di Ferrovie) che sia tutto da rifare, che si debba ricominciare da capo e che perfino il decreto di rinvio a giudizio debba essere invalidato.
Se ne riparla l’8 gennaio. Ma nel prendere la parola in aula è stato chiarissimo il pm Salvatore Giannino: «In qualsiasi udienza preliminare il gup sa quali date ha a disposizione nel caso decida il rinvio a giudizio...E, dunque, si sa anche quale sarà il collegio al quale quel processo sarà assegnato». E dato che il terzo collegio, una volta formato, ha avuto assegnati - come scrive il 25 settembre il giudice Valentino Pezzuti, rispondendo alle contestazioni arrivate dai difensori degli imputati per la strage di Viareggio - «gran parte dei procedimenti penali a rito collegiale più recenti» negli altri processi, continua Giannino, «nessuno ha mai sollevato la questione».
In realtà, Valentino Pezzuti spiega ben altro. E cioè che il processo per la strage di Viareggio non sarebbe potuto essere affidato al secondo Collegio, perché nello stesso siede Simone Silvestri, che nel procedimento per il disastro ferroviario è stato giudice per le indagini preliminari, e dunque incompatibile con il ruolo eventuale di giudice del dibattimento. Tra l’altro Silvestri è stato gip che nel procedimento è entrato così in profondità, che gli stessi difensori degli imputati non perdono occasione di dichiarare che la perizia ordinata dal Gip «è scritta nelle pietra» proprio perché c’è un giudice che - respingendo le richieste della Procura, motivate con i rapporti tra uno dei periti ed Fs - ne ha messo nero su bianco la validità.
Tra le contestazioni mosse all’iter del Tribunale nell’assegnazione del processo, anche le date tra fine dell’udienza preliminare, con indicazione precisa del Collegio ad un mese e mezzo dalla reale chiusura della sezione distaccata, come da decreto del Governo.
Va ricordato, a questo proposito, che già il 10 maggio - ad udienza preliminare in corso - il presidente del Tribunale, Francesco Mormino, in una affollata riunione in Prefettura aveva detto chiaro e tondo di ritenere opportuno chiedere la proroga alla chiusura della sezione distaccata. (d.f.)
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