Il Tirreno

Versilia

Avvocato muore, la moglie accusa l’Asl

Avvocato muore, la moglie accusa l’Asl

La vedova di Mario Sabatini: «Ricovero troppo breve e problemi dopo l’operazione: i pazienti non si trattano così»

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LIDO DI CAMAIORE. Per una vita ha difeso le persone più deboli. Poi il 29 novembre l’avvocato Mario Sabatini, conosciutissimo per il suo impegno come legale del sindacato, se n’è andato, pochi giorni dopo un delicato intervento chirurgico. Ora la moglie del defunto, Alice Michetti, scrive una lunga lettera per denunciare il trattamento ricevuto dal marito durante i ricoveri all’ospedale Versilia e a Livorno. L’avvocato Sabatini, come scrive la moglie, « era stato ricoverato la mattina del 31 ottobre al Versilia nel reparto Utic per embolia polmonare massiva. «Poi è stato dimesso nel pomeriggio del 6 - sottolinea la donna - ma la mattina di venerdi 8 veniva portato urgentemente al Pronto Soccorso del Versilia che, fatta diagnosi di emorragia cerebrale, predisponeva il trasferimento il reparto di neurochirurgia di Livorno». La donna, raggiunta al telefono, chiede già spiegazioni su questo primo ricovero. «Secondo noi - dice parlando anome dei parenti - il ricovero è stato troppo breve per una patologia come la sua. Tra l’altro all’Asl Versilia ho chiesto la cartella clinica di mio marito, ma non l’ho ancora ricevuta». L' intervento a Livorno è durato circa 5 ore. «Fuori dalla sala operatoria - denuncia la donna - ci viene comunicato che non essendoci la possibilità di ricoverarlo per mancanza di posti letto, Mario sarà nuovamente trasferito al Versilia. Abbiamo chiesto gentilmente se fosse possibile trasferirlo al più vicino Ospedale di Cisanello a Pisa dove sappiamo esserci un reparto di neurochirurgia ma ci è stato risposto che " ..Noi collaboriamo con il Versilia».

«Pertanto Mario - va avanti la lettera - subito dopo l'intervento neurochirurgico, viene "ricaricato" sull'ambulanza e portato di nuovo al Versilia nel reparto di rianimazione dove, nonostante le cure, morirà la mattina del 29 novembre, senza mai più riprendere conoscenza, a parte un lieve accenno a stimoli esterni il giorno precedente.

La donna di essere consapevole delle gravi condizioni di salute del marito. Ma fa partire alcune domande all’assessore alla Sanità. «La dimissione dal reparto Utic del Versilia - scrive - non è stata troppo affrettata, tenuto conto del grave quadro clinico e della terapia con anticoagulanti orali che necessita di stretto monitoraggio proprio per evitare episodi emorragici ? E’ mai possibile che non ci fosse la possibilità di un posto letto nell'Ospedale di Livorno, anche solo per un giorno, evitando lo stress del trasporto in ambulanza, subito dopo un intervento così impegnativo ? Non capiamo come mai addirittura sia stato portato a Lido di Camaiore e non al più vicino Cisanello».

Infine la vedova chiede all’assessore una spiegazione sul significato della parola “collaborazione” per chi si occupa di sanità.

« Noi pensiamo - afferma la donna - che la collaborazione debba essere rivolta alla persona più debole, in questo caso al paziente;vede, a Livorno molto probabilmente avranno guadagnato un posto letto, ma anche qui non capiamo: perché per questo guadagno noi abbiamo perso la serenità che per Mario sia stato fatto tutto ciò che era possibile. Lui ha dedicato la sua vita a difendere i diritti dei più deboli e chi è più debole e fragile di un malato? Se con questa lettera riuscissimo a evitare ad un altro malato il percorso fatto fare a Mario, saremmo contenti perché sarebbe stata l'ultima battaglia vinta per aiutare i più deboli» .

Gabriele Dini

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di Redazione web