Sicurezza
Noi, beffati dall’Imu che stanga le case date in comodato
La vicenda di una coppia che si è scambiata l’abitazione con un figlio: ora pagano in totale 4mila euro di imposta
VIAREGGIO. «L’arrivo dell’Imu, per noi, è stata una vera mazzata. Perché dal pagare l’imposta agevolata prevista per le abitazione principali, siamo passati a sborsare migliaia di euro. Come se non vivessimo tutti i giorni in questa casa, ma solo nei weekend».
Michele Salvati e Adelina Tori rientrano nella categoria di famiglie che sono state messe in crisi dal ritorno della tassazione sugli immobili, perché vivono in case con comodato d’uso gratuito tra parenti in linea retta. Genitori e figli che hanno applicato questo contratto perché lo ritenevano il modo meno oneroso (e senza passaggi di proprietà) per gestire un bene andando incontro alle esigenze familiari. E oggi queste persone sono arrabbiate, perché l’Imu in molti Comuni - Viareggio compresa - penalizza questo uso dell’immobile, applicandoci l’aliquota massima del 10,6 per mille. Come se, appunto, si trattasse di un palazzo sfitto.
Ma per i Salvati la beffa è stata doppia. Già, perché loro il comodato lo hanno fatto... incrociato: la loro casa di proprietà alla Migliarina l’hanno data al figlio, e quest’ultimo ha concesso loro la casa all’ex Campo d’Aviazione che è intestata a lui. Il risultato è che entrambi i nuclei familiari pagano l’Imu al massimo, ognuno sull’immobile dove vive l’altro. E che in entrambi i casi sarebbe in realtà una prima casa, con tanto di residenza.
«La decisione di scambiarci le case con il comodato d’uso gratuito - spiega Michele Salvati - è nata anni fa per motivi di salute legati a mia suocera. La dimora del Campo d’Aviazione è più grande, e quindi abbiamo ritenuto giusto spostarci lì io, mia moglie e mio figlio più piccolo. Mentre l’altro figlio, il maggiore, si è trasferito alla Migliarina». Una scelta che, appunto, non comportava oneri particolari anche dal punto di vista della tassazione Ici: a Viareggio le case in comodato sono state a lungo equiparate alle prime abitazioni. Senza contare che nel 2008 c’è stata addirittura l’abolizione dell’imposta.
Poi, però, è arrivato l’incubo di molti contribuenti: l’Imu. E per la famiglia Salvati è stato come essere travolti. «Oggi - spiegano Michele e Adelina- paghiamo 3.800 euro tra noi e mio figlio: un salasso. In pratica, per il Comune abbiamo due seconde case, invece che una per nucleo familiare, e ci versiamo sopra l’aliquota massima del 10,6. Abbiamo letto sul Tirreno la vicenda della signora di Massarosa che è in una situazione simile alla nostra (ne parliamo a fianco, ndr): anche noi chiediamo un intervento all’amministrazione comunale perché applichi la legge del 30 ottobre 2013, che consente ai Comuni di abbassare l’aliquota sulle abitazioni date in comodato d’uso gratuito ai parenti. Tassandole, insomma, come prime case». Una scelta che, peraltro, dovrà essere fatta dalle amministrazioni entro domani, visto che il 16 scade la seconda rata dell’Imu per tutte gli interessati da questo problema. Compresi i Salvati. «È una questione di giustizia - dicono loro - e di rispetto dei cittadini».
@matteotuccini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google