Sicurezza
Esposto degli ambientalisti per l’indagine sui tumori
I Comitati in Procura: non ci convince l’analisi di Arpat sui danni dell’inceneritore «Ci sono dei punti oscuri. E temiamo che la vicenda finisca in una bolla di sapone»
VIAREGGIO. «Quell’indagine, che dovrà chiarire gli eventuali collegamenti tra l’incenerimento dei rifiuti e migliaia di morti di tumore, è partita male. E dato che nessuno vuole ascoltare i cittadini, adesso se ne occuperà la magistratura».
I Comitati ambientalisti della Versilia lanciano un nuovo siluro - nella forma di un esposto in Procura - contro l’indagine epidemiologica di Arpat e Asl. L’inchiesta sta verificando i danni a salute e ambiente causati dai due impianti di incenerimento attivi nella zona dal Pollino negli ultimi 40 anni (quello nuovo è fermo da tre anni). Ma, secondo i Comitati, questa inchiesta è partita male e rischia di finire in una bolla di sapone. Perché l’analisi dell’Arpat, che ha chiuso la prima fase del progetto, è «deficitaria». In pratica, vi si afferma per la prima volta che per 15 anni - cioè dal 1974 al 1988, il periodo in cui è stato attivo il vecchio inceneritore - l’inquinamento di diossina e polveri fini (ma anche metalli pesanti) è stato massiccio. Anche se difficile da ricostruire con esattezza, perché si tratta di un inquinamento come minimo di 20 anni fa. Per quanto riguarda il nuovo inceneritore, attivo dal 2004 al 2010, si sostiene invece che non abbia avuto un impatto particolarmente pericoloso.
A questa conclusione, i Comitati contrappongono una controanalisi svolta da alcuni esperti di loro fiducia, che è stata consegnata in un esposto-denuncia alla Procura. «Dopo aver letto le conclusioni dell’indagine, aiutati dagli esperti dottor Stefano Scarselli e dottor Paolo Franceschi - affermano Daniela Bertolucci, Massimo Mencarini e gli altri appartenenti ai Comitati - abbiamo tratto le conclusioni che il rapporto Arpat appare deficitario per quanto riguarda la modellistica utilizzata; per gli scenari emissivi; per la totale assenza di considerazioni per la componente secondaria dell’aerosol; per la sottostima del contributo all’inquinamento al suolo; infine per l’inadeguata considerazione dell’impatto di elementi critici come mercurio e arsenico. Inoltre - proseguono - anche sotto il profilo sanitario, il rapporto è carente perché risultano escluse dall’indagine epidemiologica tutta una serie di malattie correlate all’inquinamento atmosferico e ad un ambiente circostante un impianto di incenerimento».
A finire nel mirino, insomma, sono soprattutto le rassicurazioni sull’impianto di seconda generazione «su cui ricordiamo che è stato aperto e chiuso con ammissione di responsabilità un processo per taroccamento dei dati delle emissioni», rammentano gli ambientalisti. Che poi rincarano: «Sarà bene che le istituzioni comincino a dire le cose come stanno, visto che per anni non lo hanno fatto e noi ci siamo ritrovati con migliaia di casi di tumore, con percentuali pazzesche nei territori circostanti l’inceneritore, oltre che con 150mila tonnellate di ceneri accumulate sulla collina che ancora sono lì e attendono di essere rimosse. Per non parlare dei soldi costati ai cittadini: oltre alle bollette dei rifiuti, in Versilia più care che altrove, si sappia che l’impianto che doveva costare 81 miliardi di lire invece è costato circa 200 miliardi a causa dei costi aggiuntivi, di quelli derivati dagli atti di sottomissione, di quelli non preventivati dal Commissario Daviddi caduti a pioggia sulle amministrazioni locali ed in ultimo di quelli derivanti dalla causa Tev».
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