Il Tirreno

Versilia

Cinque banchine coinvolte nel caso del maxi buco

di Donatella Francesconi

Erano quelle che il Comune avrebbe dovuto dare in concessione alla Viareggio porto fin dal 2007

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VIAREGGIO. La storia è quella delle banchine “la Ceina”, “Antonini”, “Maria Luisa di Borbone”, “Pescatori” e “Maestri d’ascia e calafati” (in parte) che il Comune aveva intenzione di dare in concessione alla Viareggio porto, come da patti parasociali in sede di parziale privatizzazione della società che gestisce l’approdo turistico della “Madonnina”. Così si racconta negli ambienti più qualificati a mettere insieme i pezzi per risalire all’indagine che la Procura della Corte dei Conti ha affidato ai carabinieri del Comando provinciale di Lucca e che ha portato ad evidenziare un danno erariale pari a 1 milione 600mila euro. Con conseguente richiesta di messa in mora dei due ex sindaci Marcucci e Lunardini, dei loro assessori al porto e dei dirigenti comunali che si sono susseguiti. Solo tre delle banchine in questione (Ceina, Antonini e Maria Luisa di Borbone) finiranno poi date in sub-concessione dal Comune (articolo 45 bis del Codice della navigazione) alla Viareggio porto, nel 2010. Per le prime due la scadenza è fine mese e si pone il problema del rinnovo della concessione e dello strumento da utilizzare.

Ottanta i posti barca in gioco in totale, per imbarcazioni fino a venti metri. Un minuto dopo averli inseriti nel patrimonio della società nella quale era entrato il socio privato, si pose il problema del come darli in concessione. «L’ufficio legale del Comune - ricorda Stefano Maestrelli, allora (siano nel 2007) era presidente della Viareggio porto - non era convinto che si potessero affidare direttamente attraverso la sub concessione. Un modo di agire che avrebbe dato il via, così sostenevano i legali, ai ricorsi». Si apre, nel passaggio tra le due amministrazioni, il “dibattito” tra sub-concessione o comparazione pubblica, che è poi una gara. Una scelta, quest’ultima, che avrebbe però inficiato i patti parasociali. Comunque di lì a poco destinati a saltare per la sentenza del Consiglio di Stato che annullava la gara per la privatizzazione della stessa Viareggio porto.

«Nessuno decise niente - continua la ricostruzione di Maestrelli - le banchine non furono date in concessione né alla Viareggio porto né a qualcun altro, continuarono ad essere banchine dove si approdava come non si sa e probabilmente pagando anche...Quando l’intento dell’amministrazione Marcucci era stato quello di tagliare le unghie a chi pensava che bastasse, per avere dei diritti, dire “questa banchina è mia e qui comando io”».

Ma qui il quadro è più ampio e squarciare i segreti sul chi comandava cosa, dove e perché nel porto di Viareggio starà all’inchiesta aperta dalla Procura di Lucca (pm Fabio Origlio) e affidata (come quella della Corte dei Conti) ai carabinieri del Comando provinciale di Lucca.

Certo è - per quanto riguarda il danno erariale - che dal 2007 al 2010 tutte le banchine che avrebbero essere gestite dalla Viareggio porto, società considerata pubblica pur in presenza di una parziale privatizzazione, sono state lasciate al loro destino. E non hanno fruttato quanto avrebbero potuto/dovuto.

Oggi sta all’Autorità portuale fissare le nuove regole per le concessioni. Tanto che il segretario Fabrizio Morelli ha dato incarico a due esperti, l’avvocato Enrico Amante ed il dottor Gabriele Lami (già consulenti dell’Anci per le questioni demaniali), di lavorare alla stesura del nuovo Regolamento che andrà poi valutato dalla commissione consultiva dell’Authority, prima, e dal Comitato portuale dopo.

Nel frattempo, però, si pone il problema di se e come rinnovare la sub concessione per Ceina e Antonini. Che, ancora una volta, sembrano non destinate ad andare a gara.

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