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L’attacco di Favilla: «Ombrelloni fissi nelle spiagge libere»
VIAREGGIO. Prima di prevedere nuove spiagge libere, usiamo bene quelle che abbiamo già. Lo sostiene Emiliano Favilla, leader dei balneari che sull’argomento ha un’opinione ben precisa: bisogna...
VIAREGGIO. Prima di prevedere nuove spiagge libere, usiamo bene quelle che abbiamo già. Lo sostiene Emiliano Favilla, leader dei balneari che sull’argomento ha un’opinione ben precisa: bisogna rimettere mano alle spiagge libere attrezzate della Darsena perché «così come sono, sembrano soltanto stabilimenti balneari mascherati».
«Prima di parlare di spiagge libere in zone completamente urbanizzate nella Viareggio di ponente, come piazza Mazzini - dice Emiliano Favilla - non bisogna dimenticare che già a suo tempo, esperienze di questo tipo, non fecero mancare difficoltà oggettive di gestione da parte dell’ente pubblico. Il degrado e, soprattutto i problemi della sicurezza sarebbe difficile evitarli. Pensiamo invece a favorire la fruibilità ai turisti di tutte le spiagge sia attrezzate che libere del Comune di Viareggio, da Torre del Lago alla Città Giardino. Mi riferisco in particolare quelle che si trovano nella zona di Levante, dove gli spazi (escluso i 14 stabilimenti balneari tradizionali che occupano complessivamente un fronte poco più di 700 metri) sono tantissimi. E se si dice spiaggia libera che spiaggia libera sia, tanto da evitate tutte quelle situazioni ambigue dove alla fine si fa pagare comunque una tariffa trasformando quelle spiagge nate per essere libere (oggi più o meno attrezzate) in stabilimenti balneari “mascherati” dove, peraltro, viene consentita una forma di concorrenza che sleale a danno degli stabilimenti balneari storici. Sicuramente non si tratta di abusi, ma di situazioni che si dimostrano equivoche che andrebbero chiarite, soprattutto per andare veramente incontro a coloro che chiedono una spiaggia veramente libera, gratuita, decorosa e sicura e che per raggiungerla non debbano affrontare disagi quasi impossibili. In quelle realtà - conclude Favilla - l’utente dovrebbe avere la scelta e l’opportunità di posizionare le attrezzature che si è portato appresso, oppure di prenderle a noleggio per la giornata da chi è stato autorizzato a offrire quel servizio, ma non preventivamente posizionate al punto da non lasciare l’opportunità a chi vuole di usufruire di quelle personali».
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