Sicurezza
Il rebus delle case in comodato ai parenti
La protesta: ingiusta l’aliquota massima. E c’è un decreto che consente ai Comuni di abbassarla
VIAREGGIO. «Ho dato due case di mia proprietà, di piccole-medie dimensioni, in comodato d’uso ai miei due figli. Loro in questo modo riescono a tenersi a galla: anche se il lavoro va e viene, almeno hanno un tetto sicuro. Perciò mi domando: perché devo pagarci sopra l’Imu con aliquota massima del 10,6 per mille, come se fossero due abitazioni di lusso o sfitte?».
La protesta della signora Ida Del Magro, di Massarosa, riassume le tante segnalazioni arrivate in redazione a proposito di questa tipologia di utilizzo dell’immobile. Eppure, esiste una possibilità che l’aliquota venga abbassata anche a partire dalla seconda rata Imu (in scadenza il 16 dicembre).
«In effetti - afferma Manuela Frediani, titolare di un noto studio di consulenza tributaria e societaria - la conversione in legge del decreto 102/2013, entrata in vigore lo scorso 30 ottobre 2013, ha visto l’inserimento dell’articolo 2-bis, dedicato proprio alle unità immobiliari concesse in comodato a parenti. In questa norma si dice che i Comuni possono equiparare queste abitazioni alle abitazioni principali e quindi applicare l’aliquota relativa d’imposta. La norma in argomento vale solo rispetto ai parenti in linea retta entro il primo grado e limitatamente a una sola unità immobiliare e non può essere applicata alle abitazioni di lusso. Pertanto - prosegue la dottoressa Frediani - i Comuni che vorranno “agevolare” i propri cittadini in tal senso, dovranno deliberare in tutta fretta sulla norma in questione, che in ogni caso vale con effetto esclusivo sulla seconda rata Imu del 2013. Anche se di portata limitata, la norma in questione ha introdotto una importante modifica che consente di recuperare all’interno della disciplina Imu riservata alla abitazione principale, seppure nei limiti sopra descritti, i numerosi rapporti di comodato che spesso caratterizzano i rapporti interni alla cerchia familiare e parentale. In molti casi la normativa Imu ha dimostrato la sua carenza riguardo a tale aspetto - conclude Frediani - si pensi per esempio anche all’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente (quando la stessa unità non risulta locata)». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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