Sicurezza
Niente tredicesima a dicembre per centinaia di lavoratori
Aumenta il numero di dipendenti che dovranno accontentarsi di pagamenti dilazionati o in ritardo La Cgil: due milioni di euro in meno nelle tasche dei versiliesi. Brutta premessa per lo shopping festivo
VIAREGGIO. La tredicesima? Un miraggio per tanti lavoratori, in questa fine del 2013. La mensilità aggiuntiva pre-natalizia, che una volta serviva a rimpinguare le tasche delle famiglie e prepararle al sontuoso shopping festivo, oggi servirebbe come il pane per ripianare debiti e affrontare spese vicine o rinviate da tempo. Ma ahimé, così non sarà per centinaia di dipendenti versiliesi. Che rischiano di dover aspettare la tredicesima fino a dopo le feste. E forse anche oltre.
I rischi per i lavoratori. La doppia mensilità di dicembre, infatti, è a forte rischio in decine di imprese, piccole e grandi. Almeno per quanto riguarda la liquidazione immediata e totale (alcuni versano una specie di acconto). «Ci sono molte aziende - afferma Paolo Bruni, responsabile della Cgil Versilia - che sono già in ritardo con gli stipendi normali. Di due, tre mesi e anche più. Di conseguenza, è legittimo pensare che la tredicesima farà la stessa fine: verrà versata con ritardo rispetto a dicembre, se va bene». Se va male, non si vedrà né quella né gli altri arretrati. «Al momento - spiega Bruni - non è possibile capire l’esatto numero delle persone interessate dal fenomeno. Ma basta usare il buon senso per capire che ormai le aziende che pagano gli stipendi con regolarità non sono la maggioranza. Si può invece fare una stima di quanti soldi in meno avranno molti versiliesi nelle loro tasche in queste feste natalizie: facendo riferimento alle ore di cassa integrazione, che significa lavorare meno e quindi prendere meno stipendio, parliamo di ben 2 milioni di euro». Già, i cassintegrati: loro maturano una tredicesima “mini” per tutto il periodo della riduzione delle ore di lavoro. Nel loro caso, insomma, la riscossione immediata non risolve affatto il problema.
I problemi delle imprese. Sulle tredicesime e sull’impatto, che si annuncia minimo, sullo shopping festivo, Confesercenti ha elaborato uno studio (i cui risultati pubblichiamo in basso). Da cui si capisce, sostanzialmente, che anche chi percepirà la mensilità aggiuntiva al 70% la userà per risolvere... chiodi e vecchie questioni. Figuriamoci, insomma, quando l’assegno non arriva neanche. «Per quanto riguarda la possibilità o meno di erogare la tredicesima - afferma Emanuele Pasquini, direttore di Confesercenti Versilia - è evidente che ci saranno delle difficoltà nelle aziende. Perché oltre alla crisi, in questi stessi giorni ci sono moltissime scadenze fiscali (leggi box a lato). Tasse che impongono alle imprese acconti sul 2014 che in realtà acconti non sono. Questa è l’Italia, purtroppo». Ed è paradossale pensare che molte imprese, soprattutto quelle del commercio, sono le stesse che potrebbero beneficiare di un aumento dei consumi, anche estemporaneo come a Natale. «No, non è così paradossale - dice Bruni della Cgil - è l’esatta dimostrazione di quel giro di vite che sta disintegrando l’economia. Non la grande finanza, ma quella su cui noi basiamo le nostre esistenze. I soldi che non arrivano in busta paga ai lavoratori sono soldi che non vengono spesi, e se i soldi non vengono spesi le aziende non vanno avanti, e se le aziende non vanno avanti sono costrette a licenziare i lavoratori».
E le banche? Sarà anche lo sport nazionale dare addosso alle banche, eppure anche in questo caso il loro intervento finisce sotto accusa. «Il ruolo degli istituti di credito nel pagamento delle mensilità aggiuntive è sempre stato importante negli anni - spiega Pasquini - tramite finanziamenti a breve, le imprese potevano vedersi garantire la liquidità necessaria appunto per versare gli emolumenti ai dipendenti». Ma secondo la Cgil le risposte delle banche sono in tema con la stagione: fredde. E sempre più tardive. «L’anno scorso - dice Paolo Bruni - a fronte di richieste di finanziamento per pagamento delle tredicesime, l’imprenditore si è visto dare la risposta positiva a giugno. Non so se abbia sorriso amaramente o abbia maledetto la banca, ma certo quel sì non è servito a nulla».
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