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Su banchine e viabilità la Capitaneria fece muro

VIAREGGIO. «In questo momento una risposta definitiva non ce l’ho...»: Fabrizio Morelli, segretario dell’autorità portuale, risponde così al quesito posto dal “Tirreno” in merito a chi sia titolato...

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VIAREGGIO. «In questo momento una risposta definitiva non ce l’ho...»: Fabrizio Morelli, segretario dell’autorità portuale, risponde così al quesito posto dal “Tirreno” in merito a chi sia titolato ad ormeggiare sulla banchina Maestri d’ascia e calafati, all’ombra del cantiere Codecasa Due. «È un passaggio da affrontare con la Capitaneria di porto», continua Morelli che aggiunge: «Anche per verificare se nella disciplina del Regolamento banchine ai lavori, fatto con la stessa Capitaneria, ci possa essere un aggiornamento in questo senso». Nel senso di far diventare la stessa banchina un approdo destinato ad imbarcazioni che ormeggiano perché devono effettuare lavori? «Sì», è la riposta di Morelli.

Siamo sulla banchina citata, proprio in questi giorni, dall’ex sindaco Marcucci come esempio dello «scontro» andato in scena per anni tra Comune e Capitaneria. Uno scontro che nel solo 2007 vede quattro atti solo per quella banchina. L’ultimo dei quali, nel recepire un Protocollo d’intesa tra ente pubblico e guardia costiera, non lascia dubbi sulla destinazione dello specchio acqueo con annessa banchina. Si tratta della delibera 660 del 4 settembre 2007, emanata con l’intenzione di fornirne «precise direttive interpretative». Per la banchina in oggetto lo stato dell'utilizzo viene così definito: «Il tratto di banchina della lunghezza di 60 metri a partire dallo spigolo sud-est e l'antistante specchio acqueo sono destinati “ad uso governativo” per l'ormeggio delle unità navali del corpo delle Capitanerie di porto-guardia costiera in allestimento e/o ai lavori. Il rimanente specchio acqueo è da destinare ad ormeggio di unità da diporto da gestire in regime di concessione demaniale marittima assentita in via prioritaria in favore di enti pubblici (…)».

Nel 2010, tre anni dopo, la stessa banchina viene inserita nell’elenco dei beni che lo Stato non può vendere. La motivazione riporta la dicitura "ormeggio mezzi navali della Capitaneria di porto in allestimento/ai lavori". Le barche militari su quella banchina non sono mai state ormeggiate e non lo sono oggi, in barba al fatto di aver convinto lo Stato dell’esatto contrario. Ma neppure l’Autorità portuale sa decidere in merito - così afferma Morelli - se non dopo un confronto con quella Capitaneria che fino ad oggi ha autorizzato sulla banchina Maestri d’ascia e calafati l’ormeggio di imbarcazioni che occupano anche i metri destinati, senza possibilità di equivoco, ai mezzi della stessa Capitaneria. «È un problema da affrontare in mezzo ai tanti che si pongono», conclude Morelli.

Un problema che è solo una delle “punte” di quello scontro tra enti di cui parla l’ex sindaco Marcucci. Perché chi ha memoria di quanto accadeva all’ufficio demanio, ricorda la vicenda della viabilità tra piazza San Benedetto del Trono e via Salvadori. Per arrivare a quadrare il cerchio si impiega oltre un anno, durante il quale - si racconta - «è l’allora comandante della Capitaneria, Ratto Vaquer, ad insistere fino all’ultimo in contrasto con la posizione del Comune». La conclusione della vicenda porta traccia del confronto serrato. Là dove si legge, nel comunicato che venne diffuso, come il provvedimento preso «sulla base delle esigenze rappresentate dal concessionario interessato (Arpeca, ndr)» è stato poi «parzialmente rivisitato ed integrato con successivo provvedimento sempre della Capitaneria, tenuto conto sia delle esigenze in materia di viabilità veicolare, sia delle eventuali necessità d'intervento in caso di potenziali emergenze». (d.f.)

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