Sicurezza
Banchine, il sindaco chiede i danni ai suoi predecessori
Betti ha firmato la messa in mora come da provvedimento della Corte dei Conti per un maxi buco da 1,5 milioni
VIAREGGIO. Il sindaco Leonardo Betti mette in mora i due ex sindaci, i dirigenti e gli ex assessori che la Corte dei Conti ha indicato come responsabili di un possibile danno erariale per un totale di un milione e 578.419 euro derivante - così l’accusa - da irregolarità nella gestione delle aree demaniali marittime. Le raccomandante saranno inviate oggi, dopo che ieri il primo cittadino ha firmato la comunicazione. Indirizzata a Marco Marcucci e Luca Lunardini (ex sindaci), Mauro Rossi, Alberto Benincasa, Pierluigi Cinquini e Antonio Cima (ex assessori), Giovanni Naldi, Carlo Bozzi, Maurizio Nieri (ex dirigenti), Angelo Bertolucci e Maria Lidia Iascone (ancora dirigenti, ma in altro settore che non quello del demanio portuale oggi passato alla Port Authority).
«È un atto dovuto - fa sapere il primo cittadino - e non possiamo che prendere atto della comunicazione della Corte dei Conti». Poi Betti aggiunge un’unica riflessione: «Se è un modo per fare chiarezza, allora ben venga».
Gli interessati al provvedimento interpellati dal “Tirreno” (Marcucci, Lunardini, Benincasa, Rossi e Cinquini) precisano di non aver ricevuto ancora alcun atto e di essere in attesa di visionare le carte messe insieme dai carabinieri del Comando provinciale di Lucca su delega di indagini della Procura della stessa Corte dei Conti. Certo è che il provvedimento emesso sta facendo molto discutere, negli ambienti della politica cittadina così come in quelli portuali. E molto scalpore hanno fatto le dichiarazioni dell’ex sindaco Marco Marcucci che ha rotto un silenzio di anni col “Tirreno” per raccontare - con più di un riferimento - cosa è stato, negli ultimi dieci anni, lo scontro a tutto campo che si è consumato sul porto e sugli interessi che la Darsena muove. Marcucci si è soffermato sul braccio di ferro Comune-Capitaneria. Non si esprime con la testa forza, Pierluigi Cinquini, assessore al porto per un breve periodo della Giunta Lunardini, ma la “musica” non è poi così diversa: «Quando arrivai ad occuparmi del porto, oggettivamente - devo dire - la Capitaneria voleva dire la sua...Con l’allora comandante Fabrizio Ratto Vaquer ho avuto rapporti sempre cordiali, ma è vero che su sicurezza e gestione del porto c’era sempre da ragionare con la Capitaneria...».
Sul provvedimento della Corte dei Conti, Cinquini non si dilunga: «Non c’ho capito niente, perché ho davvero pochi elementi, così come gli altri. L’unica idea che mi sono fatto, visto l’arco temporale delle contestazioni, è che si tratti di comportamenti reiterati, una normale prassi nella gestione del demanio portuale...».
Demanio portuale che altro non significa, nella fattispecie, banchine. Pietra di quello che Marcucci definisce lo «scandalo» del porto, sul quale ha messo le mani la Procura, con l’inchiesta aperta dal pm Fabio Origlio, anche questa affidata nelle mani dei carabinieri dello stesso Comando provinciale. Lo stesso Cinquini aggiunge: «Mi ricordo che feci fare una delibera di ricognizione totale delle banchine per capire lo stato dell’arte...Non credo di aver fatto in tempo neppure a vedere l’esito di quanto avevo richiesto». Perché tuto ciò che riguardava il porto finì poi nelle mani di Antonio Cima, appena Cinquini -passato nelle fila di Fli - dovette lasciare la compagine di centrodestra.
Quanto ricordato da Cinquini induce ad una riflessione: due anni dopo l’approvazione del Piano regolatore portuale che delle banchine definiva la destinazione, una ad una, quale era il motivo che spingeva il Comune ad un’ulteriore ricognizione?
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