Il Tirreno

Versilia

Terrazza sfrattata dall’ex Incanto

Terrazza sfrattata dall’ex Incanto

Protestano i soci del ristorante pizzeria: sono stati negati i nostri diritti

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PIETRASANTA. «Chiediamo rispetto. Dopo avere investito denaro e fatto sacrifici importanti, il 21 dicembre il Comune ci sbatterà fuori dal locale che, in questi ultimi 2 anni, siamo riusciti a rilanciare. C'è molta amarezza per quella che noi tutti riteniamo un'ingiustizia». Il lungo letargo invernale, dalle parti di Tonfano, è riassunto in un’istantanea, quella che vede il pontile percorso da poche anime disposte ad andare incontro al gelo, ventoso, di questi giorni. Un letargo che coinvolge, certo non da oggi, anche le attività commerciali: molte, in attesa dell'estate, abbassano la saracinesca, altre, come il ristorante-pizzeria La Terrazza, che si trova all'interno dell'Ex Incanto un immobile di proprietà comunale, saranno costrette a farlo presto.

«Con il mese di dicembre sono appunto 2 anni che abbiamo rilevato l'attività: inizialmente, il Comune, inteso in senso lato perché non vogliamo puntare l'indice contro qualcuno in particolare, ci ipotizzò una concessione d'uso dei locali rinnovabile per 13 anni. Da qui alcuni investimenti importanti e necessari, da parte nostra, per rammodernare il locale, fra questi una serie di opere di adeguamento che però, come sempre in Comune ben sanno, non sono state possibili per questioni di sanatorie - spiega Elena Giusti referente della società La Terrazza srl proprietaria anche dello storico bar Margherita nel cuore di Tonfano - venuti meno i lavori, gli scenari si sono modificati».

In sostanza l'amministrazione comunale - che dando in concessione i locali a La Terrazza ha percepito fino ad oggi un canone annuale superiore ai 40mila euro - fatti i suoi calcoli, ha deciso di mettere in vendita l'ex Incanto: 5 fondi, per circa 3 milioni e 200 mila euro di proventi. Ad oggi, da qui la nuova gara comunale con scadenza il 14 dicembre, restano invenduti solo due dei 5 fondi in questione, quelli relativi all'agenzia immobiliare Dini - già trasferitasi in altra sede - e La Terrazza.

«Quando il Comune ci ha messo a conoscenza dell'intenzione di vendere - aggiungono dalla società - abbiamo accettato fermo restando il nostro diritto alla prelazione in caso di offerta d'acquisto. Oggi questo diritto il Comune non ce lo fa più esercitare e saremo sfrattati ancora prima dell'arrivo di un nuovo proprietario. Perché, non abbiamo esercitato, nei tempi previsti la prelazione? Perché in quel momento spendere tutti quei soldi con annesse le spese accessorie, non era nelle nostre possibilità, ma riteniamo ingiusto che la prelazione ci sia stata tolta prima del tempo, a gara pubblica in corso. Mai avremmo accettato di investire in questa attività o di venire incontro alle esigenze del Comune, se fossimo stati a conoscenza di questi sviluppi. Dopo anni siamo riusciti a valorizzare un locale, abbiamo sempre pagato regolarmente il canone, diamo lavoro - sono 18 i dipendenti a pieno regime, ndr - ma sia chiaro, non siamo qui per fare beneficienza o ricatti: teniamo molto alla nostra attività perché ci abbiamo investito ed è fonte di guadagno. Ma chi sta in Comune è a conoscenza dei sacrifici che si fanno per tenere in piedi, oggi, dell'attività e i soldi che si spendono? Essere sbattuti fuori in questo modo, non è accettabile».(l.b.)

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