Sicurezza
Marcucci contrattacca e punta il dito contro la Capitaneria
L’ex sindaco dopo l’esito delle indagini della Corte dei Conti: in Darsena ho trovato il far west Il caso della banchina Maestri d’ascia e Calafati e dello scontro tra guardia costiera e Comune
VIAREGGIO. «Se ci sarà un bel processo sullo scandalo portuale, posso solo dire che un qualunque ente che se ne occupa mi fa un gran piacere...». Marco Marcucci, per dieci anni alla guida della città, è un ciclone di dichiarazioni all’indomani del provvedimento della Procura della Corte dei Conti. Con il quale si contesta a Marcucci e Lunardini, loro assessori e dirigenti comunali, di aver fatto mancare al Comune 1 milione e 578.419 euro di incassi dalla «gestione di aree demaniali marittime». Nella fattispecie, banchine. Due indagini, quella della Procura contabile che ha portato a questo primo provvedimento e l’altra, della Procura di Lucca, entrambe affidate ai carabinieri. E nel procedere del lavoro degli inquirenti, una cosa oggi appare indiscutibile: il muro di omertà che circonda i confini portuali si va sgretolando.
Le parole con le quali Marco Marcucci racconta il porto nell’era delle sue amministrazioni punta dritto a quel muro: «Abbiamo voluto il Piano regolatore portuale anche a costo degli scontri che abbiamo avuto», racconta l’ex sindaco. Ricordando che il Comune di Viareggio, per vedersi riconoscere competenza sul demanio portuale, «fu costretto a ricorrere alla Corte Costituzionale, avendo come avversario la Marina. Un caso unico in Europa». Era il 2006, secondo mandato di Marcucci e al suprema Corte mette fine ad un conflitto durate tre anni. Decretando che «non spetta allo Stato, e per esso al ministero delle infrastrutture e dei trasporti, attribuire alle autorità marittime statali la competenza amministrativa relativa al rilascio di concessioni demaniali nell'ambito del porto di Viareggio». Un anno dopo vede la luce il Piano regolatore portuale. «Abbiamo difeso questo percorso - continua Marcucci - proprio per rivendicare l’uso pubblico delle banchine. La dove, prima del 2007 su quei beni demaniali c’erano decisioni della Capitaneria che come amministrazione abbiamo modificato». Non senza incontrare quelle che lo stesso Marcucci definisce «resistenze esplicite, come è stato nel caso della banchina davanti al Cro». Che è la “solita” Maestri d’ascia e Calafati che la Capitaneria, ricorda l’ex sindaco, non intendeva mollare: «Noi dicemmo che non vi era alcuna ragione per acconsentire alla richiesta. Loro risposero che da lì a breve sarebbero arrivare sei o sette imbarcazioni della Marina. A quel punto acconsentimmo, specificando che avremmo verificato se ci stavano dicendo o meno la verità». Dell’operare dell’amministrazione comunale in quegli anni, Marcucci ricorda: «Fu un combattimento contro posizioni che erano solo il mantenimento di interessi. Posizioni poco spiegabili da parte di organi dello Stato». Organi che scambiavano, così il quadro delineato da Marcucci, «il potere di gestione di una mobilità temporanea nell’ambito degli approdi» con il potere concessorio.
«Cosa è stato il porto di Viareggio - conclude l’ex primo cittadino, con parole pesanti come pietre - lo si capisce dalla rapidità e dalla sicurezza con le quali, una volta cambiata amministrazione (il riferimento è al governo del centrodestra, sindaco Luca Lunardini, ndr) si è cominciato a fare il contrario di quanto eravamo riusciti a definire, in spregio alla sentenza della Corte Costituzionale. Quando ce ne siamo andati, insomma, coloro che avevamo sconfitto hanno ricominciato...».
La testimonianza, dura e dettagliata, si chiude con una speranza, forte: «Poi accade, per fortuna, che si trova qualcuno che se ne occupa. E a me sembra un segnale davvero positivo».
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