Sicurezza
Maxibuco, Marcucci e Lunardini nei guai
Mancano 1,5 milioni nella gestione delle aree demaniali, la Corte dei Conti chiede a Betti di farne rispondere i predecessori
VIAREGGIO. Al Comune di Viareggio manca oltre 1 milione e mezzo di euro a causa di irregolarità nella gestione delle aree demaniali marittime. È l’accusa formulata dalla Procura regionale della Corte dei Conti, nell’atto con il quale il vice Procuratore generale, Acheropita Mondera Oranges, invita il sindaco Leonardo Betti ad agire quanto prima alla costituzione in mora di due ex sindaci, quattro ex assessori, cinque dirigenti ed ex dirigenti del Comune stesso. Richiamati alle proprie responsabilità contabili sono Marco Marcucci (sindaco di una coalizione di centrosinistra, per dieci anni al governo della città) e Luca Lunardini (coalizione di centrodestra, in carica dal 2008 al 2012). Ed i loro assessori al porto, Mauro Rossi (centrosinistra), Alberto Benincasa, Pierluigi Cinquini e Antonio Cima (tutti per il centrodestra). I primi tre tutti attualmente fuori dalla politica attiva, mentre Cima è il capogruppo del Pdl in consiglio comunale. I dirigenti coinvolti sono, invece, Giovanni Naldi, Angelo Bertolucci, Carlo Bozzi, Lidia Iascone, Maurizio Nieri. Giovanni Naldi, oggi in pensione, è stato per molti anni dirigente all’ufficio demanio del Comune, il vero uomo del porto dell’amministrazione Marcucci. Angelo Bertolucci ha diretto lo stesso ufficio nell’era dell’amministrazione Lunardini. Carlo Bozzi e Maurizio Nieri si sono succeduti (dalla Giunta Marcucci a quella Lunardini) come dirigenti del settore finanziario del Comune. Maria Lidia Iascone è oggi l’avvocato del Comune, Ente del quale è stata anche dirigente dello Sportello unico per le attività produttive.
Alle proprie pesanti conclusioni, la Corte dei Conti regionale è arrivata grazie all’attività istruttoria affidata, con delega, alla legione carabinieri Toscana, Comando provinciale di Lucca. Fatti i conti, il risultato (inquietante) è quello del danno subito dal Comune, danno suscettibile di aumento, secondo le stime della stessa Corte.
I conti che non tornano sono quelli relativi all’utilizzo delle banchine in ambito portuale. Ed è inevitabile tirare le somme e concludere che dai conti che non tornano si sia partiti per arrivare a ben altro: all’indagine aperta dalla Procura di Lucca, con il sostituto Procuratore Fabrio Origlio, che proprio dei carabinieri si è avvalso per scandagliare l’intero porto ed i suoi misteri, compreso l’uso che si è fatto delle concessioni di banchine e specchi acquei. Indagini determinate ad andare fino in fondo, pur in presenza di un terreno scivoloso che vede mescolarsi a più riprese mondo delle imprese, politica e amministrazioni della città. In un turbinio di interessi al centro dei quali sembra esservi almeno una costante: è più furbo/potente/influente chi più riesce ad arricchirsi utilizzando per i propri profitti i beni pubblici. Magari accaparrati con mezzi non leciti, in un “modus operandi” coperto dagli stessi uffici che, invece, avrebbero dovuto tenere gli occhi bene aperti.
Il primo cittadino attualmente in carica non potrà che ottemperare a quanto disposto dalla Corte dei Conti. Perché se non procedesse alla messa in mora dei nominativi indicati, potrebbe vedersi imputare la responsabilità di aver portato alla prescrizioni delle contestazioni.
Dunque, dal momento in cui Leonardo Betti riceverà l’atto della Corte dei Conti avrà quindici giorni di tempo per procedere. Dalle prime indiscrezioni circolate pare di capire che già da lunedì il sindaco in carica intenda procedere come da indicazioni ricevute. Dimostrando alla Corte dei Conti, ma anche alla Procura ordinaria di percorrere la strada tracciata con il documento approvato all’unanimità in consiglio comunale poche settimane fa: nel senso di perseguire «un'azione tesa a contrastare ogni forma di illegalità nell'ambito portuale e nell'utilizzo improprio di ogni bene demaniale»,
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