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«Un silenzio che ci fa male»

«Un silenzio che ci fa male»

Strage in tv: Rombi e Piagentini parlano all’Italia dalle telecamere di Santoro

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VIAREGGIO. «È un silenzio assordante che ci fa male...». Daniela Rombi e Marco Piagentini raccontano a tutta Italia la strage di Viareggio, ospiti della trasmissione “Servizio pubblico” condotta da Michele Santoro. Raccontano dell’oblio che è calato sul disastro ferroviario del 29 giugno 2009, del fatto che i mezzi di informazione nazionale hanno dimenticato 32 vittime innocenti, pur pronti «ad accendere i riflettori su una singola tragedia, un singolo caso di cronaca, pur significativo». È come - ha denunciato Daniela Rombi - «se ci fosse una chiusura nei nostri confronti, come se non si dovesse parlare di questa strage...». Al punto che il giudice Boragine, presidente del collegio del dibattimento, ha escluso le telecamere dall’aula del Polo fieristico di Lucca e vietato le riprese audio e video. Nella richiesta di un processo che sia pubblico, Rombi e Piagentini, a nome delle 32 persone che non ci sono più (come ha ben detto Piagentini), hanno trovato il sostegno di Roberto Formigoni, ex presidente della Regione Lombardia, oggi esponente del Nuovo centrodestra: «Non si capisce - ha detto Formigoni - come mai il processo della Concordia si svolga davanti alle telecamere e quello per il disastro di Viareggio, invece, in maniera così riservata...».

Marco Piagentini ha ricordato anche il botta e risposta avuto con il presidente del consiglio, Enrico Letta, a proposito della scelta dello Stato di non costituirsi parte civile al fianco dei familiari e di Regione, Provincia e Comune. «Noi non abbiamo accettato i soldi offerti dalle assicurazioni che ci rincorrono per chiudere - hanno voluto ricordare Daniela Rombi e Marco Piagentini -. Lo Stato, invece, non si costituisce perché accetta il risarcimento. Mentre noi avremmo voluto averlo al nostro fianco».

A maggior ragione in una vicenda che - ha sottolineato Rombi - «racconta a tutta l’Italia che c’è un problema di sicurezza in Ferrovia».

Un problema di sicurezza che il processo appena iniziato deve affrontare non solo in nome della verità e della giustizia, ma per fissare nero su bianco cosa fare perché una tragedia simile non accada mai più.

Donatella Francesconi

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