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IL CASO

Ingiunzione Arpat: soldi reclamati agli altri comuni

PIETRASANTA. Il primo passo sarà quello di presentare immediato ricorso al Consiglio di Stato per arrivare alla sospensiva dell'ingiunzione di pagamento, auspicata, ma non scontata. Il secondo quello...

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PIETRASANTA. Il primo passo sarà quello di presentare immediato ricorso al Consiglio di Stato per arrivare alla sospensiva dell'ingiunzione di pagamento, auspicata, ma non scontata. Il secondo quello di vedersi accreditare dagli altri sei comuni versiliesi l'importo reclamato da Arpat. All'indomani del decreto ingiuntivo che vede l'Agenzia regionale per la protezione ambientale chiedere il saldo di fatture, per oltre quattrocentomila euro, all'amministrazione Lombardi - relative a prestazioni professionali per il monitorraggio dei fumi all'impianto del Pollino - Pietrasanta si mette in moto per evitare pignoramenti e code legali sgradevoli.

«Per quanto riguarda la parte di nostra competenza, abbiamo già pagato Arpat: la somma richiesta dall'Agenzia e' in sostanza l'importo a carico degli altri sei comuni. Visto che l'inceneritore si trova sul nostro territorio, il referente, in questo caso, è Pietrasanta - precisano dal palazzo comunale - per questo motivo abbiamo già contattato i vari assessori versiliesi per l'accredito della somma restante e per una risoluzione, senza alcun strascico, della querelle. Stiamo ad ogni modo approfondendo ogni dettaglio sia dal punto di vista legale che sotto l'aspetto dei conti economici».

Amministrazione che del decreto ingiuntivo in questione avrebbe ovviamente fatto volentieri a meno: da qui una certa amarezza per la presa di posizione di Arpat con cui i rapporti, relativi fra l'altro ad una prossima apertura di una sede operativa sul territorio, sono frequenti. Da qui lo stupore per la chiamata in causa del tribunale. (l.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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