Sicurezza
Strage, è scontro duro sui familiari parti civili
Per i legali degli imputati non hanno diritti i parenti meno stretti non conviventi. i rappresentanti alla sicurezza, enti, sindacati, associazioni. Decisione il 9 dicembre
VIAREGGIO. «Produco i certificati, signor giudice...compreso quello di battesimo di Emanuela Menichetti...La moglie dello zio Riccardo Rombi, Serena Rossi, era la madrina....». È un attimo. Mentre scorrono le parole dell’avvocato Andrea Bagatti Emanuela è lì, nell’aula del Polo fieristico di Lucca. Indossa la vestina della cerimonia. Ma Daniela e Claudio, i suoi genitori, oggi non sorridono nel freddo del padiglione che mette in scena le loro speranze di giustizia. Gli avvocati difensori degli imputati, ed in particolare la “squadra” dei vertici di Ferrovie contestano una per una le posizioni dei familiari meno stretti e non conviventi, costituitisi parte civile. «Anche questo ci tocca sentire...», commenta Daniela Rombi come va ripetendo tutte le volte che mette piede nell’aula del Tribunale.
Poco prima di Bagatti si era alzato l’avvocato Tiziana Pedonese: in mano una sentenza della Cassazione penale, terza sezione, datata appena giugno 2013. Sentenza nella quale si scrive chiaro e tondo come non si ritenga «determinante il requisito della convivenza, poichè attribuire a tale situazione un rilievo decisivo porrebbe ingiustamente in secondo piano l'importanza di un legame affettivo e parentale la cui solidità e permanenza non possono ritenersi minori in presenza di circostanze diverse, che comunque consentano una concreta effettività del naturale vincolo». Insomma, essere parenti e volersi bene, al di là del vivere insieme, dà più che diritto a presentarsi in un’aula di Tribunale per veder riconosciuta la propria sofferenza.
E se Maurizio Dalla Casa, legale del Comitato Matteo Valenti oltre che dall’associazione dei familiari delle vittime, è stato costretto a ricordare per l’ennesima volta il valore sul territorio dell’attività svolta da quella che oggi è l’associazione “Comitato Matteo Valenti”, il suo collega Gabriele Dalle Luche (come hanno fatto anche gli altri legali dei sindacati Cgil e Ugl che si sono costituiti parti civili) ha difeso «la legittimità della costituzione dei rappresentanti alla sicurezza, così come disposto dall’ordinanza emessa in sede di udienza preliminare dal gup Alessandro Dal Torrione. Un’ordinanza illuminante, con la quale si riconosce che il rischio - nel caso del treno deragliato che viaggiava da Nord a Su - riguardava l’intera rete ferroviaria nazionale. Un rischio generalizzato che c’era all’epoca dei fatti e c’è ancora. Visto che Ferrovie hanno deciso di non adeguarsi al provvedimento preso dall’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria dopo la raccomandazione, in materia di picchetti, data dalla Direzione generale per le investigazioni ferroviarie».
L’avvocato Gaetano Scalise, anche lui nella “squadra” dei difensori di Rete ferroviaria italiana ha invece provato a far allontanare dall’aula Alfredo Zallocco, ispettore Asl che alle indagini della Procura di Lucca ha partecipato dedicandosi anche a quella adozione dell’antisvio della quale si discute oggi in Europa, Citato come teste della Procura, Zallocco - secondo Scalise - non avrebbe dovuto essere in aula. Il presidente del collegio, giudice Gerardo Boragine, ha invece disposto diversamente da quanto richiesto. E Zallocco è potuto restare in aula. La prossima udienza sarà il 9 dicembre.
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