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Licenziati e costretti a pagare una multa

Licenziati e costretti a pagare una multa

Lettera a due ex dipendenti di Reteversilia: «Non sappiamo nemmeno se l’abbiamo presa noi»

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VIAREGGIO. Due ex dipendenti di Reteversilia, Iacopo Mencuccini e Patrik Poini, si sono visti recapitare una lettera firmata dall’editore di Reteversilia, Roberto Monciatti che richiede loro il pagamento di una multa arrivata all’emittente dalla polizia municipale di Pietrasanta.

«Nella lettera viene fatto riferimento ad una infrazione che sarebbe avvenuta il 30 agosto scorso alle 17,16 sul viale Roma a Marina - dice Mencuccini - violazione che comporterebbe la decurtazione di sei punti dalla patente e il pagamento di 174 euro. Viene fatto riferimento a me e Patrick, perché quel giorno eravamo al lavoro. Però non è stato allegato né il bollettino della multa alla lettera, né tantomeno c’è la certezza che quel giorno eravamo noi alla guida dell’auto. Non risulta firmato il registro di coloro che prendono di solito in consegna l’auto, quindi è stata solo fatta una deduzione che saremmo potuti essere noi due, visto che eravamo al lavoro. L’auto, come è capitato in altre occasioni può essere stata utilizzata anche da un dipendente della Misericordia, come è sempre avvenuto e viceversa, se quelle a disposizione non erano disponibili. Nella lettera ci viene anche fatto presente - proseguono - che se non ci presenteremo in sede portando la patente rischiamo un incremento nel pagamento della sanzione che si aggirebbe dai 234 a 1133 euro, deducendo l’importo dalla cifra che ci deve essere ancora saldata. Tutto questo ha del paradossale. Ci siamo già rivolti comunque ad un nostro legale per essere tutelati. Non solo siamo senza lavoro, con il saldo da avere delle nostre spettanze, ma ci viene richiesto di pagare una multa per una sanzione che non abbiamo commesso».

Situazione alquanto surreale anche per i dipendenti delle Cooperative della Misericordia che lamentano il mancato pagamento di nove mesi di stipendi. «Il presidente della Cooperativa Comise - dicono - ci invita con una lettera a non fare più la pausa caffè, che di solito avveniva a metà mattina nel bar dell’Arciconfraternita. Il regolamento informa che la pausa è consentita solo al termine del turno lavorativo di sei ore, senza abbandonare il posto di lavoro. Ci chiediamo con che coraggio chiedono una cosa del genere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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