Il Tirreno

Versilia

Imprese taglieggiate dai clan camorristici

di Donatella Francesconi
Imprese taglieggiate dai clan camorristici

La Procura di Napoli chiede 22 rinvii a giudizio per l’inchiesta sui casalesi Capi ed armi sul territorio della Versilia, tra Viareggio e Torre del Lago

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VIAREGGIO. Scorrono uno dietro l’altro i nomi delle imprese edili di Viareggio e Versilia taglieggiate dagli esponenti del clan dei casalesi. È agghiacciante il racconto delle mani della camorra sulla città che emerge nell’atto di richiesta di rinvio a giudizio per 22 persone firmato dai pm Cesare Sirignano, Alessandro Milita e Antonio Ardituro (Procura di Napoli, Direzione distrettuale antimafia). È di fine febbraio scorso il blitz, in collaborazione tra Squadra mobile di Firenze e di Lucca, che ha portato all’arresto di numerosi esponenti del clan, tra Campania e Viareggio. In carcere finì anche Stefano Di Ronza, imprenditore edile massese, noto in Versilia per i numerosi appalti privati importanti che lo vedevano coinvolto.

Tra i reati contestati, anche associazione a delinquere di stampo camorristico, traffico d’armi ed estorsione. Le vittime erano tutti imprenditori di origini casertani che gli esponenti del clan “convincevano” ad elargire finanziamenti alla struttura camorristica. Struttura che - scrivono i pubblici ministeri - «controllava militarmente la provincia casertana, nonché la cittadina di Viareggio e zone limitrofe, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva». Ed è lo stesso Di Ronza - definito dagli inquirenti - «imprenditore a disposizione del sodalizio con la funzione di veicolare le richieste di tangenti provenienti dai vertici campani agli imprenditori toscani»ad essere anche una delle vittime delle estorsioni. Nel 2010 è Maurizio Di Puorto, imprenditore edile residente a Torre del Lago, ad intimare a Di Ronza «il pagamento della somma di 40mila euro da destinare al clan Iovine.

Stessa sorte tocca alle imprese “Gruppo Dava” (compravendita di immobili), “Edil London Srl” e “Due Di Srl” (costruzione edifici residenziali e non), “Lampitelli Srl” (attività non specializzate in edilizia), “Edilforte” (costruzione edifici residenziali e non), “Termoidraulica Miele”, “Euroitalia costruzioni”, “Sagi costruzioni”. Tutte costrette a versare cifra comprese tra 20mila e 3mila euro. Anche se, per fortuna, non sempre gli esponenti del clan hanno trovato terreno fertile: l’estorsione alla “Euroitalia costruzioni” non riuscita «per la ferma opposizione della parte offesa». Le cifre raccolte venivano portate a Casal di Principe e servivano ad assicurare «il sostegno economico al clan», ma anche al «mantenimento degli allora latitanti, delle famiglie degli affiliati detenuti ed al finanziamento delle attività criminose».

I viareggini finiti in manette e per i quali oggi la Procura di napoli chiede il rinvio a giudizio sono Salvatore Mundo, Maurizio Di Puorto, Nicola Garzillo, Franco Galante, Giovanni Sglavo, Guglielmo De Chiara, Maria Grazia Lucariello. Quest’ultima, moglie di Salvatore Mundo detto “O mister”, gestiva il negozio di latticini campani al Marco Polo (nell’area degli ex hangar del Carnevale). Di lei gli affiliati al clan raccontano, nelle intercettazioni, che «lei è meglio del marito perché va di petto diretto in faccia alla gente».

Numerose le armi rinvenute nascoste nei terreni di Torre del Lago, ma anche a Viareggio: in via della Gronda, per esempio, in un terreno di proprietà di Gianni Sglavo, sono state ritrovate due Smith&Wesson. Una calibro 9 e l’altra calibro 357 magnum, entrambe con caricatori e cartucce.

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