Sicurezza
Balneari spaccati in due E le aste sono più vicine
Cresce il fronte di chi è disposto ad accettare la messa a gara delle spiagge Ma altri insistono sulla linea dura. E anche il Governo si divide sulle soluzioni
VIAREGGIO. «Uniti si vince», dice un vecchio adagio. Per i balneari, però, rischia di essere solo uno slogan. Perché quella divisione - tutta versiliese - tra esponenti della linea dura (soprattutto viareggini e non che si riconoscono nel Comitato di Emiliano Favilla e Fabrizio Maggiorelli) e fautori di una via d’uscita dal caso Bolkestein che valuti tutte le possibilità, aste delle spiagge comprese, è ormai una vera e propria spaccatura. Forse insanabile. E mentre anche il Governo si divide sulle possibili soluzioni per una riforma delle concessioni demaniali (leggi box a fianco), l’unica certezza è che le aste sono sempre più vicine.
Tutto il bagno all’asta. La questione è esplosa dopo una pagina pubblicitaria comparsa sul Sole 24 Ore. Dove alcune associazioni balneari (Lido, Marina e Forte, a cui si è accodata anche Massa) spiegavano meglio il concetto della riforma delle spiagge tanto criticata dall’opinione pubblica. Invocando la vendita dei terreni dove sorgono le strutture, tramite il meccanismo dell’asta con diritto di prelazione. Ed è al suono di queste parole che i “no pasdaran” sono saltati sulla sedia. Perché questo meccanismo - che viene sponsorizzato da Forza Italia e Nuovo centrodestra - prevede che l’asta si faccia non solo sulla parte con sdraio e ombrelloni, ma anche su quella con le strutture. In pratica, tutto lo stabilimento viene messo a gara. Con una differenza: dove ci sono locali e cabine si cede il terreno dando la prelazione al concessionario che ha la proprietà delle mura sovrastanti. Lo Stato fissa il prezzo: chi lo può sostenere, compra. Il concessionario viene tutelato anche in caso di perdita della gara, perché a quel punto il canone che lui dovrebbe pagare a chi ha comprato il terreno è fissato a cifre ridotte. Va insomma in soffitta - secondo questo progetto - la versione della vendita senza gara e con opzione, ritenuta inaccettabile dall’Unione Europea. Che chiede l’evidenza pubblica per tutta l’area in concessione.
C’è chi dice no. Un’ipotesi del genere viene rigettata dagli oltranzisti. «In tutto questo contesto di ambiguità politiche - scrive Emiliano Favilla - si innesta anche lo spot pubblicitario sul Sole 24 ore dove addirittura l’opzione diventa prelazione (volutamente e non per errore) e i 4 miliardi da ricavarci nell’operazione diventano addirittura 10. E dove, peggio ancora, qualche persona si arroga il diritto, senza nessun confronto nazionale e locale, di dettare la linea per tutti i balneari d’Italia. Scrivere quel messaggio, sembra suggerito da menti occulte e di piccola statura romane (il riferimento è all’ex ministro Renato Brunetta, ndr) che secondo gli estensori doveva avere lo scopo di una “corretta informazione” per l’opinione pubblica, ha dato risultati diametralmente opposti. Tutti sanno che quel giornale non è letto dalla massa dell'opinione pubblica ma solo dagli addetti ai lavori e soprattutto dai politici a cui si voleva fare arrivare quel tipo di messaggio».
I rischi. In mezzo a questo caos c’è il Pd, che si è diviso a sua volta e che adesso non sa più che pesci prendere. Tanto da spingere per rigettare la palla al Governo. Intanto i balneari rischiano di veder persi due anni senza aver visto un passo in avanti. Mentre la scadenza delle concessioni (2020) si avvicina.
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