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Versilia

Legalità negli approdi: quella banchina pietra dello scandalo

Legalità negli approdi: quella banchina pietra dello scandalo

La “Maestri d’ascia e calafati” è tra i beni che lo Stato non vende perché destinata ai mezzi della Capitaneria che non ci sono

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VIAREGGIO. Bisogno di legalità in porto: il tema dei temi, in questo momento, recepito anche dal documento che il consiglio comunale ha recentemente approvato all’unanimità. Il Movimento Cinque stelle usa parole dure: «Ci sono stati illeciti grandissimi, perpretati per anni. Nel corso dei quali pochi hanno lucrato sul bene di tutti». Il riferimento è a quel “sistema” di illeciti sul quale ha messo le mani la Procura, con uno sguardo a tutto campo che non teme ostacoli: «Per intervenire - sono le parole del capogruppo, Max Bertoni - è stato necessario un magistrato che non guarda in faccia a nessuno...Un magistrato, per così dire, meno “ammanigliato”...».

Esempio di illegalità - secondo il Movimento Cinque stelle - è la banchina “Maestri d’ascia e calafati”: «Da anni - argomenta Lorenzo Pardi - quella banchina dovrebbe essere dedicata alle forze armate ed invece viene utilizzata a fini privatistici». Da anni, nel senso dal settembre 2007. Quando l’allora amministrazione del sindaco Marcucci recepisce - con la delibera 500 - il Protocollo d’intesa siglato con la Capitaneria: 60 metri di quella banchina vengono destinati «ad uso governativo». Tanto che, tre anni dopo, la stessa banchina (per 45 metri) finisce nell’elenco dei beni che lo Stato non può vendere, convinto del fatto che lì - così si legge nel documento - siano ormeggiati i mezzi navali della Capitaneria. Mezzi dei quali, a tutt’oggi, non vi è traccia tra banchina e specchio acqueo in questione...

Donatella Francesconi

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