Sicurezza
Storie di diritti negati Tre giovani si raccontano
Un cuoco assicurato solo per tre ore, un giovane al quale non pagano gli straordinari e una mamma messa a casa perché chiede gli assegni familiari
VIAREGGIO. Difficile per il turista che della Versilia vive la parte più bella, le spiagge, il sole, i ristoranti eleganti e le comode camere d’albergo, immaginare l’altra faccia della medaglia. Un risvolto di diritti negati, contratti fasulli, pagamenti al nero. Non sempre e non ovunque, certo. Ma è questa, talvolta, la realtà che si nasconde dietro il sorriso di chi ti serve al bar o al ristorante o di chi assiste i bagnanti in spiaggia. C’è il ventenne sfruttato anche oltre 400 ore al mese per poco più di mille euro, il cameriere che infondo alla stagione non ha visto un euro per le decine e decine di straordinari accumulati, una ragazza madre che ha perso il lavoro per aver fatto valere le proprie ragioni per ottenere gli assegni familiari. I protagonisti di queste storie, simili a molte altre che si sentono raccontare sul lungomare, tra Forte dei Marmi e Viareggio, hanno deciso di raccontarsi, pur in maniera anonima. Spiegare, nei fatti, cosa si intende per “lavoro grigio”.
Una delle cose più comuni, specie nella ristorazione, è il lavoro straordinario non retribuito. Ovvero quando il datore di lavoro non paga - in parte o tutte - le ore in più rispetto a quelle stabilite dal contratto. Insomma si sgobba parte della giornata senza prendere una lira. E il caso di Marco e Andrea (useremo dei nomi di fantasia) è paradossale per la mole di lavoro non pagato. «Ho lavorato da luglio fino a metà settembre – spiega Marco, dipendente in un ristorante in Versilia - Il locale era quasi sempre pieno; ho fatto oltre le 400 ore a luglio e lo stesso ad agosto, assicurato 3 ore al giorno: quindi una media di 13, 14, al giorno». Tante, ma per uno stipendio davvero misero. «Circa 1000 euro al mese – prosegue Marco – più qualcosa di straordinario». Cioè altre 300 euro per un totale, però, di oltre 300 ore di straordinario, a luglio, e altrettante ad agosto.
La solita cosa è successa ad Andrea, cameriere in un ristorante. «Sono stato assunto come cameriere in un noto ristorante, di quelli che lavorano molto - ci dice - esaurito tutte le sere. Ero assicurato 172 ore ma ad agosto ne ho fatto 300 percependo una cifra di oltre 1500 euro, che erano quelli di busta paga e comprendevano liquidazione e ferie non pagate». E il resto? «Niente: ho lavorato 128 ore gratis». Dunque, cambiano i soggetti ma le storie si ripetono.
Poi c’è Francesca (anche questo nome è di fantasia) una giovane madre, assunta come cameriera part-time in un locale, ma che ha lavorato full e senza giorni di riposo. Aveva uno stipendio forfettario di 1200 euro comprensivo di liquidazione e ferie non godute. Ma queste cose per lei non erano un problema, anche Francesca sa che «se si vuol fare la stagione le condizioni più o meno sono queste». La sua difficoltà è stata ottenere gli assegni familiari, l’anno precedente persi, perché il datore di lavoro gli aveva assicurato che le avrebbe potuti avere con la disoccupazione, quest’anno percepiti ma a scapito del posto di cameriera. «Purtroppo l’anno scorso non mi hanno accettato la domanda di disoccupazione – spiega Francesca - così quest’anno ho fatto presente la questione e il commercialista me li ha messi in busta. Quando il datore se n‘è accorto non me le voleva pagare, e mi diceva che dovevo andare all’Inps per prendere quei soldi. Dopo diverse discussione sono riuscita a farmeli dare però sul lavoro sono cambiate diverse cose». E Francesca col 31 agosto è rimasta a casa, senza lavoro.
Che il datore di lavoro non rispetti gli accordi presi, magari solo verbalmente, con i dipendenti, è un’altra delle cose denunciate dai giovani che abbiamo incontrato. «Verso metà luglio visto che stavo facevo un servizio in più rispetto a quello pattuito ho chiesto spiegazioni – racconta Marco - quando ho scoperto che non mi avrebbero pagato di più, non potevo lasciare un lavoro che per me era l’unica fonte di sostentamento: a metà stagione non si trovano altre occupazioni. Mi sono sentito preso in giro e sfruttato, non si può fare una stagione così».
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