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Versilia

Romanini a processo per il giallo delle pistole

Romanini a processo per il giallo delle pistole

Per la procura l’imprenditore avrebbe nascosto le armi nel terreno di un vicino per vendicarsi di uno sgarbo: indagine riaperta dopo l’omicidio a Camaiore

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CAMAIORE. Una vicenda dai tanti punti oscuri. E con al centro un giallo inquietante, riaperto anche grazie al diario di Stefano Romanini, l’imprenditore edile ucciso di fronte alla sua abitazione in via Cesare Battisti nel febbraio 2011.

E così l’imprenditore Roberto Romanini - indagato anche per l’omicidio del cugino Stefano - finisce a giudizio per calunnia e detenzione abusiva di armi per un episodio avvenuto nel 2008.

L’inizio della vicenda. Al centro di quest’ultima vicenda ci sarebbe una lunga disputa tra vicini con protagonisti lo stesso Roberto Romanini e un altro camaiorese, Carlo Mattei. Nel 2008 in un terreno di proprietà quest’ultimo in località Torrone i carabinieri trovarono due pistole nascoste sottoterra. A guidare in loco i militari sarebbe stato lo stesso Romanini, a quei tempi “informatore” dei carabinieri (almeno secondo quanto riferito dallo stesso imprenditore nelle sue testimonianze). Mattei finì indagato per detenzione abusiva di armi e, pur professandosi innocente, finì col patteggiare prima del processo vero e proprio.

La nuova indagine. Ma nuovi elementi su quelle pistole nascoste sottoterra emersero durante le indagini sull’omicidio di Stefano Romanini nel 2011 e su quelle, scaturite dallo stesso fatto di sangue, sui tre carabinieri della stazione di Camaiore accusati di favoreggiamento. In particolare è lo stesso Stefano Romanini in un suo diario consegnato dai familiari agli inquirenti a dire di aver raccolto una confessione del cugino, che avrebbe ammesso di aver nascosto lui le pistole nel terreno del Mattei per vendicarsi «della storia dei passi sul canale». Anche un testimone sentito sull’omicidio avrebbe confermato in parte questa storia. Così il pm Fabio Origlio - lo stesso che si occupa dell’omicidio (le sul caso indagini non sono ancora ufficialmente chiuse) e della vicenda dei carabinieri - sospetta che sia stato lo stesso Roberto Romanini a nascondere le due pistole nel terreno di Mattei.

Rinvio a giudizio. Così Romanini - che nella vicenda è assistito dall’avvocato Maurizio Tonnarelli di Genova - è stato accusato di calunnia e di detenzione abusiva di armi. Ieri in tribunale a Lucca, il giudice per le udienze preliminari Riccardo Nerucci ha deciso per il rinvio a giudizio fissando un’udienza per il mese di marzo di fronte al giudice Nidia Genovese. Mattei, adesso assistito dagli avvocati Filippo Tacchi e Carlo Andrea Gemignani, deve ancora decidere se costituirsi come parte civile nel procedimento. Anche in questo caso non sarà facile stabilire la verità: lo scontro in tribunale si annuncia aspro.

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