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Versilia

Bruni (Cgil): meno qualità nell’offerta

Bruni (Cgil): meno qualità nell’offerta

«Con contratti irregolari non c’è neppure professionalità e formazione»

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VIAREGGIO. Meno diritti uguale meno qualità. Che significa anche perdere competitività, clienti e reddito. Ecco il terreno scivoloso sul quale si sono incamminate le imprese del turismo in versilia. E non solo secondo il sindacato. Che da un lato lotta per il rispetto dei diritti dei lavoratori stagionali. E dall’altro non può non guardare con preoccupazione al trend del mercato delle vacanze.

«Che la qualità del lavoro incida sulla qualità del prodotto è una verità assodata nel settore manufatturiero - spiega Paolo Bruni referente della Cgil Versilia - ma vale anche per il turismo». Contratti regolari, trattamenti economici adeguati si traducono in personale qualificato e formato «che non si trova - continua Bruni - quando invece le condizioni di lavoro non sono regolari. I veri professionisti, insomma, vanno altrove». E ne perde l’impresa ma anche l’intero territorio.

Una dinamica accentuata in una realtà come quella versiliese, secondo Massimiliano Bindocci della Filcams Cgil, caratterizzata da «nanismo delle imprese turistiche» spiega. Cioè imprese molto piccole «che ragionano da “nani” e tendono a non fare sistema. In una realtà di questo tipo, dove la qualità del lavoro è scarsa, scarseggia anche la qualità dell’offerta, il settore manca di prospettiva, vengono fatti pochi investimenti». Paradossalmente il sistema, in questo modo, tende a ripiegarsi su se stesso con effetti collaterali gravi anche per “economie” parallele. «L’impresa turistica che non investe e taglia sul personale aumenta la stagionalità - spiega Bindocci - e al contempo danneggia l’indotto». E il Bindocci cita il caso di un’impresa di infissi costretti a ricorre alla cassa integrazione «perché negli stabilimenti balneari non si fanno più lavori, in alcuni casi da anni, e le strutture sono abbandonate».

Che fare per invertire la tendenza e uscire da una crisi con radici profonde? «Questa situazione - continua Bruni - non può essere accettata - non si può considerare come irreversibile. Occorre ragionare a 360 gradi, individuare una soluzione che può essere solo collettiva e che passa dal rilancio della qualità dell’offerta su tutto il territorio». Il primo passo per Bruni deve essere «una più corretta programmazione e organizzazione degli eventi» sulla base della quale recuperare «una fetta di mercato importante che consenta poi di migliorare anche le condizioni di chi lavora in questo settore».

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