Il Tirreno

Versilia

Lardinelli dichiara guerra ai subaffitti delle spiagge

di Matteo Tuccini
Lardinelli dichiara guerra ai subaffitti delle spiagge

Rossi attacca i maxi-guadagni sulle concessioni. E il leader dei balneari ammette: «Chi fa il latifondista, e non l’imprenditore, con un bene pubblico va combattuto»

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. «Gli affitti a più zeri che si chiedono su terreni demaniali, e che portano nelle casse del concessionario guadagni elevati, sono roba da latifondisti più che da imprenditori. E vanno scoraggiati. O impediti».

No, non è il presidente della Regione Enrico Rossi a tornare sull’argomento dei subappalti nelle spiagge. Che tanto lo hanno fatto arrabbiare negli ultimi tempi, al punto da fargli esprimere solidarietà a Flavio Briatore (uno dei subaffittuari più noti d’Italia col suo Twiga). Quelle frasi che riportiamo sopra sono di Vincenzo Lardinelli, viareggino, presidente nazionale dei balneari di Confesercenti. E, diciamolo, un po’ stupiscono.

Non perché il fenomeno non sia discutibile, anzi. Pagare la concessione 8mila, 10mila o 20mila euro all’anno all’ente pubblico, e guadagnare ogni mese la stessa cifra, oppure raddoppiata o triplicata, appaltando un pezzettino di questa licenza a un altro privato è tutt’altro che indiscutibile. È una rendita di posizione che va a vantaggio non solo di alcuni balneari, ma anche di altri imprenditori titolari di concessioni sul lungomare dove sorgono bar, ristoranti e locali di vario genere.

La novità è che la critica, questa volta, arriva da dentro. E da uno che pure ha appaltato alcuni servizi nel suo bagno Balena in Passeggiata. «Non dico che quello del subaffitto sia un fenomeno illegittimo - spiega Lardinelli - è possibile che un imprenditore non riesca a portare avanti tutte le attività presenti nella sua zona in concessione. Inoltre, è evidente e lusinghiero che le imprese balneari, pur rimanendo essenzialmente a conduzione familiare, si siano evolute. Affidarne alcuni servizi o rami di azienda a terzi a volte è una ovvia necessità, in alcuni casi anche auspicabile».

Detto questo, per Lardinelli «è necessario un ripensamento che porti ad una concezione più attuale della terra e del mare, come è altrettanto evidente che la spiaggia deve rimanere un bene collettivo dato in concessione a chi lo valorizza nell’interesse pubblico e nel diritto d’impresa. Ritengo ingiusto, perciò, proseguire sulla strada di un modello che ha causato storture evidenti. Soprattutto in un momento di crisi come questo, un concessionario non deve essere un soggetto che lucra solo sul costante lavoro ed il totale rischio d’impresa di un altro. Ho letto sul Tirreno che l’argomento sarebbe tabù: spero non sia così. E aggiungo: se si obbligasse il concessionario a essere sempre titolare dell’attività imprenditoriale che sta sopra la concessione, non mi opporrei».

Allo stesso tempo Lardinelli prende le distanze da Rossi: «Il nostro governatore non dubiti: i balneari sono in grado di assumersi la responsabilità del cambiamento, e malgrado il caso del Twiga sia il meno di scuola (si parla di un locale complesso, costato moltissimo ma che qualcuno vorrebbe ancora considerare spiaggia), siamo in grado di capire da soli cosa non va».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa