Il Tirreno

Versilia

Nuova chance per i balneari Spiagge in affitto per 50 anni

di Matteo Tuccini
Nuova chance per i balneari Spiagge in affitto per 50 anni

La mediazione tra Pd e centrodestra al Governo: niente vendita, l’arenile deve restare pubblico La parte con le strutture data ai concessionari con il diritto di superficie. Da pagare tutto e subito

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Nuova chance per i balneari. La mediazione tra il Partito democratico e il Nuovo centrodestra - gli ex berlusconiani oggi al Governo - produce l’ennesimo tentativo di compromesso tra le esigenze dei concessionari e una riforma ormai necessaria della gestione delle spiagge (e in generale del demanio marittimo).

La nuova formula. La nuova proposta - che verrebbe introdotta a grandi linee nella legge di stabilità - chiude definitivamente le porte alla vendita della parte di arenile con le strutture. Si mantiene, però, il principio della “sdemanializzazione”, e cioè il passaggio del terreno dove oggi sorgono cabine e locali da area demaniale a patrimonio disponibile dello Stato. La differenza è che i terreni rimangono pubblici: anziché cederli ai proprietari degli stabilimenti balneari tramite il diritto di opzione, li si affitta con il meccanismo del diritto di superficie. Un tipo di rapporto contrattuale che garantisce chi lo sottoscrive, anche nel tempo. Tanto che si parla di un periodo di affitto dai 50 ai 70 anni per il concessionario. A cui verrebbe comunque garantita la prelazione nell’affidamento del terreno. Altro aspetto non da poco: finirebbero gli incameramenti, cioè le acquisizioni forzate da parte dello Stato delle strutture considerate non amovibili, proprio perché terreno non più demaniale.

Pagare tutto, pagare subito. L’obiettivo del nuovo piano è evitare gli slogan anti-balneari, dalle spiagge in vendita e oltre, e dare allo stesso tempo agli imprenditori la possibilità di lavorare con una certa tranquillità. Resta, ma questo è scontato, la prospettiva della messa a gara della concessione di spiaggia dove ci sono sdraio e ombrelloni. Ma a parte questo - si chiedono i balneari - dove sta l’inghippo? A parte i continui ripensamenti dei politici, ormai affidabili come un’utilitaria degli anni Cinquanta, il vero nodo è come al solito economico. Già, perché lo Stato conta comunque di incassare delle belle sommette da questa operazione, e da subito: il diritto di superficie va pagato in anticipo. Chiaro che per molti balneari significa dover contrarre un mutuo: chi ce la fa a pagare sull’unghia un affitto di 50 anni?

L’ultima chance. Scriviamo di questa possibile riforma con la consapevolezza che al primo giro di valzer potrebbe finire nel cestino. È successo così con tutti gli altri progetti precedenti. Ma il fatto è che più si perde tempo, più si rischia di combinare un patatrac senza eguali. Già, perché a forza di tornare sempre al punto di partenza si ottengono solo due risultati: far venire l’esaurimento nervoso ai balneari e all’Unione Europea, e soprattutto portare il caso spiagge alla scadenza del 2020 o - peggio - del 2016 qualora dovesse saltare tutto il sistema. È anche per questo motivo che gli stessi balneari, ormai, hanno pochi margini: o va in porto una riforma (che sia questa o un’altra a questo punto poco importa), o si ritrovano con le aste alle porte. E questa è la prospettiva che alla fine non conviene a nessuno. Anzi, a qualcuno sì: i pesci grossi che vogliono le spiagge della Versilia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web