Italia
I familiari ad Enrico Letta: soli, ma non molliamo
La presidenza del Consiglio accetterà il risarcimento offerto da Ferrovie «Noi da quattro anni diciamo “no, grazie” alle assicurazioni. E siamo nel processo»
VIAREGGIO. Lo Stato non si costituisce parte civile nel processo per il disastro ferroviario di Viareggio, il 29 giugno 2009, e la replica dei familiari delle vittime non si fa attendere: «Lo Stato non si costituisce in cambio di 15 milioni di euro. È la conferma, nero su bianco, che dice “non ci importa niente dei vostri morti, è solo un problema vostro, arrangiatevi, sarete soli! Lo sapevamo già, non c'era neanche bisogno di questa conferma».
In aula, al Polo fieristico di Lucca, si torna mercoledì prossimo, ed è l’ultima occasione utile per la costituzione: il giudice, in questa seconda udienza del dibattimento, dovrà infatti decidere chi ammettere e chi no tra tutti coloro che sono stati ammessi dal Gup Alessandro Dal Torrione nel corso dell’udienza preliminare che ha rinviato a giudizio 33 persone fisiche e 9 società, compresi i vertici di Ferrovie. «Non azzardatevi più - è il messaggio che arriva dall’associazione “Il mondo che vorrei” presieduta da Daniela Rombi, che nel disastro ha perso la figlia Emanuela di soli 21 anni - a parlare di verità, giustizia, sicurezza e solidarietà. Questi sono solo problemi nostri. Grazie lo stesso».
Rabbia e amarezza nelle parole di chi da quattro lunghissimi, infiniti, anni si sente offrire risarcimenti dalle assicurazioni. Ed oggi al Governo può rispondere a pieno titolo che «le offerte delle assicurazioni si possono rifiutare, eccome! Noi abbiamo sempre detto "no, grazie". Non abbiamo mai accettato denari in cambio della vita dei nostri figli, dei nostri cari tutti. E vogliamo essere in aula, sempre, per portare lì anche loro».
Allo Stato che Enrico Letta oggi rappresenta i familiari delle vittime della strage di Viareggio riconoscono un’amara coerenza: «Dopo il 29 giugno 2009 è stato nominato cavaliere del lavoro l’amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti. Poi è stato insignito della croce del lavoro Michele Mario Elia, amministratore delegato di Rfi. Nessuna considerazione è stata data alle 10mila firme raccolte e portate a Roma, per far dimettere Moretti. Dal proprio bilancio lo stesso Stato toglie 300mila euro dalla sicurezza e manutenzione in ferrovia. Poi per la terza volta Moretti viene confermato come amministratore delegato di Fs, il 9 agosto scorso dopo essere stato rinviato a giudizio per la strage di Viareggio insieme agli amministratori delegati di Rfi e Trenitalia». Insomma, è la conclusione: «Il comportamento, nei fatti reali, del nostro Stato è, ed è stato, ineccepibile, di una coerenza unica...».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
