Attenzione
Arpat: controlli in base a leggi europee
L’agenzia per l’ambiente ribadisce la correttezza e l’affidabilità dei prelievi d’acqua sui litorali
VIAREGGIO. La analisi dell’Arpat sulle acque marine sono svolte in base a leggi ambientali europee. E quindi difficilmente (per non dire affatto) sono modificabili o interpretabili. Ammesso che sia questa la richiesta dei sindaci della Versilia alla Regione.
Dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente non si vuole commentare ufficialmente la presa di posizione delle amministrazioni versiliesi, che temono di perdere le Bandiere blu nell’estate 2014 per i continui sforamenti dei livelli di inquinamento delle acque marine. Anche perché si rischia di tornare a quelle frizioni che già animarono la scorsa estate, con i Comuni che spesso e volentieri minimizzavano, e i dati che invece si facevano sempre più preoccupanti.
L’Arpat, insomma, si limita a ribadire la correttezza del proprio operato. Soprattutto su un aspetto: la dinamica dei prelievi. Che non possono essere svolti a seconda delle condizioni atmosferiche. In Versilia, infatti, ci si è lamentati del fatto che i prelievi svolti nei periodi di pioggia presentano risultati peggiori rispetto al solito, visto che le acque dei fossi inquinati dagli scarichi abusivi si spostano più rapidamente verso il mare. «Esiste un programma di campionamenti che viene stilato a inizio anno, come legge prevede - si afferma dagli uffici di Firenze - questi controlli vengono svolti secondo un calendario prestabilito e non possono in alcun modo essere decisi sulla base delle condizioni meteo». In parole povere, sarebbe scorretto e, diciamolo, ai limiti del truffaldino fare dei prelievi quando si pensa che i risultati possano essere meno sconcertanti. E una richiesta del genere, francamente, all’Arpat non si può fare. Anche se non ci risulta che sia mai stata fatta, né dalle amministrazioni comunali né da altri.
Quel che i sindaci dovrebbero fare, invece, è risolvere il problema. Ed evitare che alcuni campionamenti in periodi critici portino a dei risultati così negativi della qualità delle acque. Col conseguente divieto di balneazione proprio nei momenti cruciali della stagione turistica. Già, perché un conto sono i piccoli sforamenti - che ci possono stare - e un conto sono sforamenti gravi come quelli registrati la scorsa estate, soprattutto all’altezza della Fossa dell’Abate.
Matteo Tuccini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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