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Versilia

Il Nara è destinato alla rottamazione

Il Nara è destinato alla rottamazione

Il maxi yacht della famiglia Hariri è in vendita. Metà equipaggio è già stato messo a casa

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VIAREGGIO. Arriva il Nara, parte il Nara: i movimenti del maxi yacht della famiglia Hariri (primo ministro libanese e uomo d’affari) hanno segnato per decenni le stagioni della Darsena viareggina. Il passato è d’obbligo: il 61 metri costruito nel 1979 in Olanda per la famiglia Flick, azionista di maggioranza della Mercede-Benz, è da tempo in vendita. La cifra richiesta è di 14 milioni e 950mila euro. L’unica trattativa che sembrava portare ad un passo dal cambio di mano si è fermata a cinque e la proprietà aveva accettato. Ma, alla richiesta di una caparra pari almeno a 100mila euro la compravendita è sfumata. Così, da gennaio, metà dell’equipaggio (13 persone) sarà a casa. Restano in servizio solo le figure strettamente indispensabili. E se da qui a giungo la barca che è un pezzo di storia della Darsena viareggina non avrà trovato un nuovo proprietario, allora il destino del Nara è segnato. Nel senso che sarà dismesso, rottamato.

Fine di un sogno. Quello di un porto attraversato dai grandi nomi del lusso internazionale, garanzia di occupazione e capacità di spesa non solo in Darsena. Hariri e la sua famiglia potevano contare su una vera e propria piccola flotta: oltre al Nara, infatti, c’era il Narana, il Narina e il 50 metri Invader. Quando un’autobomba a Beirut, nel 2005, uccide il capofamiglia Rafik Hariri, i cantieri viareggini Codecasa sono ad un passo dal chiudere il contratto per la costruzione di Nara II, la più importante mai effettuata da un cantiere navale italiano. Il nuovo yacht avrebbe dovuto essere lungo circa 140 metri e il costo complessivo dell’operazione avrebbe dovuto essere di circa 220 milioni di euro. Progettazione e marchio di Codecasa, costruzione affidata ai cantieri Mariotti di Genova.

Ancora per pochi mesi, dunque, il Nara resterà in porto. Ormeggiato, appena rientrato da aver effettuato i lavori a Livorno,secondo il nuovo Regolamento dell’Autorità portuale per le banchine ai lavori, con l’incognita dei rinnovi successivi al secondo. «Come se ci fosse la fila, fuori dal porto, per ormeggiare...Così facendo si ammazza un pezzo di economia cittadina», commenta radio banchina. Raccontando che lo Stella Maris, prestigiosa 72 metri per la quale in estate era stata allestito e regolamentato ex novo l’ormeggio alla banchina Lenci ha scelto di non rientrare a Viareggio e di fermarsi al nuovo porto di La Spezia. (d.f.)

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