Sicurezza
Consigliere regionale in carcere da Cinquini
Ieri mattina Maria Luisa Chincarini, capogruppo di Centro Democratico in Consiglio regionale, ha visitato la Casa di reclusione di Massa ed incontrato il medico pietrasantino Fabrizio Cinquini
PIETRASANTA. Ieri mattina Maria Luisa Chincarini, capogruppo di Centro Democratico in Consiglio regionale, ha visitato la Casa di reclusione di Massa ed incontrato il medico pietrasantino Fabrizio Cinquini, in carcere per il possesso di piante di cannabis sulle quali conduce da anni ricerche scientifiche per studiarne le qualità terapeutiche. Chincarini ha avuto un lungo colloquio riservato con il dottore. «Cinquini mi ha parlato della sua fede nella scienza e della sua sperimentazione nuova per trovare quei farmaci che con minori effetti collaterali possano dare il massimo dell'efficacia terapeutica, anche riducendo la somministrazione di oppiacei che sono assai più pericolosi - ha spiegato Chincarini - dovrebbe essere ai domiciliari, se non fosse per una lungaggine burocratica che lo vede ancora recluso. Ho visto il neurochirurgo visibilmente provato per una situazione ingiusta. Io sono convinta che la legge debba essere sempre rispettata e non sono in alcun modo favorevole alla liberalizzazione delle droghe leggere - ha aggiunto Chincarini - Non dobbiamo però dimenticare che la scienza a volte è fatta anche da visionari e sperimentatori».
«Sia ben chiaro - ha ribadito Chincarini - la legge deve essere uguale per tutti, e la magistratura emetterà il suo giudizio, ma desta preoccupazione, mentre il Paese è scosso dalle telefonate umanitarie del Ministro Cancellieri che in pochi giorni è riuscita a scarcerare la figlia di Ligresti, che uomo che certo non ha rubato milioni di euro alla collettività e probabilmente ha violato la legge in buona fede sia costretto ad attendere in cella il giudizio della magistratura, quando invece avrebbe diritto agli arresti domiciliari. Spero per questo in un atto non di clemenza, ma certo di buon senso, che consenta al medico di Pietrasanta di attendere il suo giudizio a casa sua, giacché non rappresenta una minaccia per la collettività, anzi, al contrario, tutto quello che ha fatto, a torto o a ragione, l'ha fatto per l'amore dei suoi pazienti alla ricerca di nuove terapie per ridurne la sofferenza».
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