Sicurezza
Il medico della cannabis in carcere per una email smarrita
La denuncia dei familiari di Fabrizio Cinquini, il medico versiliese della cannabis, ancora detenuto a Massa
PIETRASANTA. Non è bastato lo sciopero della fame per protestare contro le condizioni della detenzione, il periodo che è stato costretto a passare all’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino, l’ottenimento degli arresti domiciliari senza avere la possibilità di tornare a casa come disposto dal tribunale perché già condannato in un precedente procedimento a suo carico. Adesso tra Fabrizio Cinquini, ormai conosciuto come il medico della cannabis, e la sua famiglia che lo aspetta da mesi a Strettoia, ci si mette anche la burocrazia, o sarebbe meglio dire un intoppo nel sistema.
Il dottore, 50 anni, arrestato perché trovato in possesso di 227 piantine di marijuana (che ha sempre sostenuto di coltivare per studiarne le qualità terapeutiche e per curarsi in quanto affetto da Epatite C) e ora in carcere a Massa, non potrà neppure avvalersi di quanto previsto dalla legge 199 del 2010 (sulla detenzione domiciliare per le pene e i residui di pena non superiori a 12 mesi). Il motivo? La sua richiesta in proposito si è persa. A denunciare l’accaduto è la moglie di Cinquini, Lucia Pescaglini, 47 anni.
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