Il Tirreno

Versilia

«Eredità da 22 milioni» ma è soltanto una truffa

di Claudio Vecoli
«Eredità da 22 milioni» ma è soltanto una truffa

Il falso tesoro annunciato tramite lettera da una sedicente avvocatessa londinese al titolare di un’agenzia di viaggi dopo la scomparsa di un lontano parente

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VIAREGGIO. Lo hanno contattato via fax annunciandogli che aveva ereditato la bellezza di ventidue milioni e mezzo di euro da un lontano parente morto in Gran Bretagna. Ma che doveva muoversi al più presto per riscuoterla altrimenti la somma sarebbe stata dichiarata inutilizzabile dalla banca londinese presso la quale il denaro era depositato. Ma Piero Pagni, conosciutissimo titolare dell'agenzia “Il Vàgero” di Viareggio, non è caduto nel tranello. Ed ha denunciato il tentativo di truffa a suo carico.

La vicenda risale ad alcune settimane fa, quando l'imprenditore turistico riceve una comunicazione via fax da una sedicente avvocatessa londinese con studio in New Street Squadre (piazza non distante dal celebre Ponte dei frati neri sul Tamigi) che gli comunica la morte improvvisa di tale Marco Pagni, di chiare origini italiane, di cui l'avvocatessa sarebbe stata il legale di fiducia. «Il mio scopo – si legge nella lettera in carta intestata – è proteggere i fondi lasciati dal mio defunto cliente per evitare che la somma venga confiscata o dichiarata inutilizzabile dalla banca».

Senza specificare se il Marco Pagni defunto risulta essere davvero parente del titolare dell'agenzia di viaggi viareggina, l'avvocatessa chiede il consenso «di potermi presentare alla banca a nome del parente più prossimo e dunque beneficiario del fondo del mio defunto cliente visto che lei ha lo stesso cognome». A dimostrare che Piero Pagni sarebbe stato il parente più prossimo del morto ci avrebbe invece pensato il sedicente legale londinese.

Dopo aver specificato che la lettera inviata era di «natura altamente confidenziale e top secret», l'avvocatessa puntualizza i termini dell'accordo: il 20% della cifra sarebbe andata in beneficenza ad una organizzazione di carità, mentre il restante 80% sarebbe stato diviso in parti uguali. Insomma, un affare che a Piero Pagni avrebbe fruttato poco meno di dieci milioni di euro. Nella lettera, l'avvocatessa spiega come «la proposta è del tutto priva di rischi» e indica alcuni indirizzi (un numero di fax e una casella di posta elettronica) da contattare al più presto.

«Chiaramente io non ho alcun parente che si chiami Marco che vive a Londra e tantopiù che possa avere una somma di 22 milioni di euro», ci scherza su Piero Pagni. «E' chiaro che dietro questa lettera si nasconde un tentativo di raggiro che chissà dove mi avrebbe portato». Da qui è così partita una denuncia.

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