Attenzione
Droga, arrestata l’interprete dei carabinieri
Avrebbe informato alcuni connazionali delle indagini in corso sullo spaccio di hashish in Versilia
VIAREGGIO. C’è anche l’interprete marocchina utilizzata dai carabinieri di Viareggio per le traduzioni dall’arabo all’italiano fra le persone coinvolte in una inchiesta sullo spaccio di droga in Versilia che ha portato all’arresto di cinque persone da parte degli uomini del nucleo operativo dell’Arma. La donna, accusata di favoreggiamento insieme al marito italiano, avrebbe informato delle indagini i connazionali coinvolti nell’inchiesta, aggiornandoli sull’attività degli inquirenti.
Tutto inizia nel luglio di due anni fa quando a Massarosa i carabinieri, dopo un movimentato inseguimento, trovano all’interno di uno scooter risultato rubato undici involucri contenenti complessivamente sei chilogrammi di hashish. Del conducente del mezzo si perdono le tracce, visto che riesce a fuggire. Ma grazie alle impronte digitali che vengono rilevate sul mezzo, le indagini si indirizzano subito su un gruppo di nordafricani specializzati nello spaccio di droga.
Utilizzando poi pedinamenti e intercettazioni telefoniche, i carabinieri - coordinati dal pubblico ministero Antonio Mariotti - riescono a ricostruire alcuni collegamenti fra personaggi marocchini ed italiani tutti dediti al traffico di hashish nei comuni di Viareggio, Camaiore e Massarosa. Si tratta di una banda ben organizzata, visto che per non farsi scoprirre adottano una serie di contromisure che vanno dal sistematico uso di schede telefoniche intestate a prestanome cinesi, indiani, americani e rumeni per le conversazioni più a rischio e l’utilizzo di veicoli intestati a terzi per i loro spostamenti con i carichi di droga.
Ma la cosa che almeno all’inizio ha maggiormente ha sorpreso gli inquirenti è come molti degli indagati fossero a conoscenza dell’attività investigativa dei carabinieri. I militari hanno così ulteriormente intensificato le indagini che hanno permesso di scoprire come le informazioni sull’inchiesta provenissero direttamente dalla trentaseienne inteprete marocchina che i carabinieri utilizzavano per tradurre dall’arabo all’italiano le conversazioni intercettate e da suo marito, un italiano di 42 anni.
Una volta ricostruito faticosamente il meccanismo, i carabinieri hanno potuto chiudere il cerchio. E, una volta in possesso di prove e riscontri, sono state richieste cinque misure di custodia cautelare: tre nei confronti degli spacciatori veri e propri (un pregiudicato italiano di 33 anni e due marocchini di 26 e 33 anni anche loro pregiudicati) e due a carico della traduttrice marocchina e di suo marito. I primi tre sono adesso in carcere a Lucca, gli ultimi due - accusati soltanto di favoreggiamento - sono invece agli arresti domiciliari.
Claudio Vecoli
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