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Versilia

I sindaci bocciano la Tares «Ma siamo solo esattori»

I sindaci bocciano la Tares «Ma siamo solo esattori»

L’intera Versilia protesta contro gli aumenti della tassa sui rifiuti che mette in difficoltà i primi cittadini: «Roma ci ha commissariato»

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CAMAIORE. L’immagine che usa il sindaco di Camaiore, Alessandro Del Dotto, per descrivere il “mestiere” di primo cittadino in tempi di crisi è emblematica. «Siamo come in Robin Hood. Amministriamo cittadini sempre più poveri, il governo centrale è il re Giovanni e noi sindaci siamo stati trasformati nello sceriffo di Nottingham che riscuote le tasse. Vorrei sapere dove le mette però queste tasse re Giovanni perché da Roma ai Comuni non torna indietro niente».

La riflessione di Del Dotto è a margine dell'animata protesta messa in atto sabato mattina dai cittadini di Massarosa contro gli aumenti della tassa sui rifiuti, la Tares. Protesta che potrebbe contagiare anche altri Comuni della Versilia e che comunque, in forme diverse e magari meno clamorose, è già in atto anche altrove come dimostrano le tantissime persone che, bollettini alla mano, si presentano agli uffici tributi dei Comuni per chiedere spiegazioni e sgravi.

Spiegare, come ha fatto sabato il sindaco di Massarosa Franco Mungai alle centinaia di cittadini arrabbiati, non è sempre facile. Soprattutto per chi, come i primi cittadini, da qualche anno a questa parte ha mani legate in materia di scelte su fiscalità locale e bilanci. «Veniamo da un sistema Tarsu perverso perché si basava solo sulle superfici degli immobili prescindendo dalla produzione reale dei rifiuti - spiega Del Dotto - ma la Tares non è meglio: è uno “studio di settore” della produzione dei rifiuti che incide sulle famiglie numerose e ammazza quelle attività coinvolte per prime nel sistema della raccolta differenziata come pizzerie, bar, ristoranti, ortofrutta».

«I Comuni - continua Del Dotto - sono di fatto commissariati. In questi anni in tanti si sono riempiti la bocca con il concetto di autonomia locale. La verità è che io oggi non ho gli strumenti per governare il mio bilancio che è eterodiretto da Roma. E in più siamo il parafulmine delle scelte di Roma».

Chi mesi fa aveva lanciato l'allarme sull'effetto della Tares è Ettore Neri, sindaco di Seravezza. «Ho detto spesso che la battaglia per l'abolizione dell’Imu era una presa in giro dei cittadini - afferma - che sarebbero rimasti fregati dalla Tares e così è stato. Chiunque sia al governo sta ammazzando le famiglie, le imprese e gli enti locali». Neri non è ottimista per il futuro. «Il 2014 sarà peggio del 2014» afferma. E riflette sulle scelte che dovrebbe fare la politica, in particolare il suo partito. «Credo sia necessario un altro tipo di governo e un altro tipo di sinistra. Questo Pd così com’è non serve più a nulla, o si decide a diventare partito di sinistra che attacca le lobby e le rendite o ha poco senso che continui a esistere».

Un confronto serrato, fatto anche di tensioni e momenti di difficoltà, sul fronte delle tasse locali lo ha già affrontato qualche mese fa il sindaco di Pietrasanta, Domenico Lombardi. «La città il suo grosso tributo di proteste lo ha pagato a giugno e luglio quando abbiamo dovuto presentare il bilancio previsionale a Corte dei conti. Abbiamo dovuto portare la fiscalità al massimo. Siamo diventati gabellieri e esattori e per di più prendiamo schiaffi dal governo e dai cittadini». Pietrasanta ha scelto la strada «della massima trasparenza nei confronti dei nostri cittadini - conclude Lombardi - sapevo che avrei avuto critiche ma a distanza di mesi ritengo che abbiano compreso il ruolo dei sindaci: siamo esattori e siamo in ginocchio anche se il governo ha il nostro stesso colore politico».

Valentina Landucci

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